Quante volte, durante la santa messa, ci sarà capitato di pronunciare questa frase, senza però riflettere sul carico di fede e di speranza che ha e quante volte Gesù stesso se la sarà sentita dire da tutte quelle persone che si avvicinavano al suo mantello, o ai suoi piedi solo per accarezzarlo e chiedere una guarigione, o ancora da tutti coloro che lo hanno invitato a casa loro per guarire una persona cara, pensiamo alla suocera di Pietro, o alla piccola figlia di Giairo o al servo del centurione o ancora al paralitico che scende la sua barella dal tetto di una casa pur di incontrare Gesù. Chiunque si accosta a Gesù, con umiltà, con fede, credendo davvero in colui che hanno di fronte, non resta deluso, e guarendo rinasce ad una vita nuova fatta di servizio e di amore per il prossimo. Ma a volte questo può anche non bastare, si cerca di aspirare più in alto, com’è successo al dottore della legge che nel vangelo di Luca al capitolo 10, 20-37 chiede a Gesù: “Maestro che devo fare per ereditare la vita eterna? E Gesù gli disse – Che cosa sta scritto nella Legge? – ..costui rispose: – Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso- E Gesù :- Hai risposto bene, fa questo e vivrai” Ma il dottore della legge non contento delle risposte di Gesù insiste ancora e fa una domanda ancora più specifica, che forse ognuno di noi trovandosi di fronte a Gesù farebbe per paura di sbagliare.. “E chi è il mio prossimo?” Una domanda di svolta, una domanda che svela tutto il senso dell’essere discepoli di Gesù e a cui Gesù dà una risposta con un cambio di prospettiva ; “ Gesù riprese:- Un uomo scendeva da Gerusalemme e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono lasciandolo mezzo morto. Per caso un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione.

Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite versandovi olio e vino; poi caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. (…….)chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?- Quegli rispose: – Chi ha avuto compassione di lui- Gesù gli disse: – và e anche tu fa lo stesso!!!” Ecco riportata fedelmente la nostra attualità: in quell’uomo possiamo intravedere ognuno di noi che improvvisamente si trova colpito da una tempesta che sconvolge la propria vita, che ti toglie tutto, il sorriso, la dignità, la speranza, la fede… il sacerdote e il levita sono la parte della società che purtroppo resta indifferente di fronte alle difficoltà o allo sconforto di un fratello e il samaritano? Beh!, lui è tutto ciò che ognuno di noi dovrebbe essere, è l’immagine di Dio che si fa prossimo a chi soffre, che guarda, si avvicina, tocca, guarisce, se ne prende cura, e tutto perché NE EBBE COMPASSIONE : tutto trema nel pronunciare questa frase, la mente, il corpo e soprattutto il cuore! Avere compassione significa prendere consapevolezza della sofferenza altrui, farla propria, condividere lo sconforto fin nel profondo del nostro cuore ma significa anche porgere una mano che accarezza, che sorregge, che asciuga lacrime, che dice ‘preghiamo insieme’. Ognuno di noi nel suo piccolo può essere il samaritano di qualcuno che attraversa un periodo difficile, come il Cireneo per Gesù , ma oggi più che mai, il nostro grazie non può che andare a tutti i medici, infermieri, paramedici, oss, e quanti si donano per permettere a tante persone di tornare a sperare e a vivere. Domenica scorsa, 7 Febbraio si è celebrata la Giornata della Vita, e oggi, 11 Febbraio è la Giornata del malato: non smettiamo mai di sentire la mano di Gesù stesa su di noi che con mitezza, amore e compassione guarisce le ferite del corpo e dello Spirito, non smettiamo mai di credere che Lui può farlo, anche solo con una parola..
Ti preghiamo, Signore, di farci comprendere il mistero della vita.
Aiutaci ad amarla in ogni momento, dal suo nascere al suo spirare.
Non permettere che vinca in noi la cultura della morte.
Aiutaci a credere nella vita, che è segno del tuo amore di Padre,
a scorgerla nel volto di ogni uomo: sul piccolo volto del bambino non ancora nato,
sul volto triste di chi è colpito dal dolore, dalla malattia, dalla solitudine,
sul volto stanco dell’anziano che sta per morire.
Donaci Gesù, il coraggio e la gioia di promuovere,
difendere e custodire la vita umana nella nostra famiglia,
nel nostro paese, nel mondo intero. Amen.