Mese di ottobre, mese mariano dedicato alla meditazione del “mistero” di Maria.

In questi giorni mi è tornato alla memoria un film visto qualche anno fa Io sono con te del regista Guido Chiesa che racconta la storia di Maria basandosi sul vangelo di Luca e alcuni passi dei vangeli apocrifi. La storia evita il sovrannaturale o meglio, a mio avviso, esso rimane come il non detto, il sottotesto del racconto del film. Uno degli aspetti che mi colpì quando lo vidi la prima volta fu la sottolineatura che Gesù fu quel tipo di uomo perché aveva avuto quel tipo di madre che gli infuse quel tipo di educazione. È un modo molto efficace di esprimere il mistero dell’Incarnazione, quello svuotamento del Figlio di Dio dalle prerogative divine per ex-sistere alla maniera umana con tutti i suoi condizionamenti e limiti connessi.

Il film mi spinse a chiedermi quanto l’atteggiamento di Gesù verso le prostitute fosse dovuto anche al vissuto di sua madre di donna additata, giudicata e chiacchierata, quanto la sua attenzione verso le donne fosse frutto della considerazione del coraggio che ella ebbe negli eventi della sua nascita e in generale quanto il suo atteggiamento misericordioso e accogliente verso le “vite” di ognuno fosse ispirato a quello di Maria.

Non credo che saremmo lontani dal vero nel rispondere: moltissimo! Umanamente Gesù ha visto nel volto della Madre quello di Dio.

Se diamo un’occhiata ai vangeli dell’infanzia vediamo che in Matteo campeggia il personaggio di Giuseppe e in quello di Luca quello di Maria. Giuseppe, che incarna la figura paterna, è un personaggio attivo che agevola l’accadimento degli eventi ed è soprattutto una figura silente, che suggerisce quella del Padre Celeste che s. Ignazio di Antiochia chiama appunto “Silenzio” per esprimere il mistero insondabile e indicibile di Dio, ma che nella Trinità è anche la Persona che crea e governa il mondo. Maria, la figura materna, è quella che genera, custodisce e cura lo sviluppo della vita con gesti e parole e personifica il mistero divino come presente e vicino.

Queste figure genitoriali mostrano all’uomo Gesù il Mistero di Dio che ha i tratti del Padre e della Madre nel suo essere indicibilmente altro e immanentemente vicino, onnipotente nel generare e amorevole nel donare vita, Mistero che lo “abita” e di cui è “fatto” e che Gesù evangelizzerà sia come padrone di una vigna e come signore di un regno che come casalinga che spazza tutta la casa per ritrovare una monetina persa tra le mura domestiche fino a identificarlo in quel padre prodigo che si comporta come una madre avida dell’affetto e dei baci del figlio e sollecita nello sforzo di tenere insieme la famiglia!

Se Giuseppe rivela, nella vita di Gesù, col suo agire, il suo silenzio e con la sua assenza, dovuta alla sua morte, la dimensione apofatica del Mistero divino e quella della sua alterità, trascendenza e potenza creatrice, Maria svela invece quella della sua presenza, provvidenza e vicinanza: nella perdita di Giuseppe e nella vicinanza di Maria l’uomo Gesù vede incarnata e legge l’esperienza del Dio vivente!

La domanda se Gesù sarebbe stato lo stesso uomo se non avesse avuto come madre Maria, per quanto provocatoria, potrebbe esserci d’aiuto a penetrare in una maniera diversa nella luminosa oscurità del Mistero di Dio che nasce da donna (Cf Gal 4,4), e magari farci cogliere che “potrebbe essere questo il prodigio: una madre, che crede fino in fondo, nel suo B/bambino” (Cf Mt 12,48-49; Mc 3,33-35), come suggerisce una battuta del film di Chiesa. Così non ci sembrerebbe più strano che la vicenda umana, molto umana, di Maria venga additata come paradigma della nostra vita di fede.




Guada qui il film

https://www.raiplay.it/video/2017/04/Io-sono-con-te-ae630c32-5e9a-4aff-bea9-cef36f0befb1.html

All “mother’s fault”!

It’s the month of october, the marian month, the month dedicated to meditation on the “mystery” of Mary.

In these days, a movie I saw a few years ago Io sono con te (I am with you) directed by Guido Chiesa came back to my mind. It tells the story of Mary based on the Gospel of Luke and some passages from the apocryphal gospels. The story avoids the supernatural or rather, in my opinion, it remains as the unspoken, the subtext of the story telling of the movie. One of the things that struck me when I saw it the first time was the suggestion that Jesus was that kind of man because he had that kind of mother who gave him that kind of education. It is a very effective way of expressing the mystery of the Incarnation, the emptying of the Son of God from divine prerogatives in order to ex-ist in a human way with all its conditionings and related limitations.

The movie made me wonder how much Jesus’ attitude towards prostitutes was also due to the fact that his mother was a judged and tattled woman, how much his attention towards women was the result of the consideration of the courage she had in the events of his birth and in general how much his merciful and welcoming attitude towards the “lives” of everyone was inspired by that of Mary.

I don’t think we would be far from the truth in answering: very very much! Humanly, Jesus saw in the face of his Mother that of God.

If we take a look at the infancy narratives of the Gospels we see that the character of Joseph stands out in Matthew and Mary’s in Luke’s. Joseph, who embodies the father figure, is an active character who facilitates the occurrence of events and above all he is a silent figure, almost hinting to the Heavenly Father who Ignatius of Antioch precisely calls “Silence” to express the unfathomable and unspeakable mystery of God, but in the Trinity he is also the Person who creates and governs the world. Mary, the maternal figure, is the one who generates life and takes care of the its development with words and deeds  and personifies the divine mystery as present and close.

These parental figures show the man Jesus the Mystery of God who has the features of the Father and the Mother in its being inexpressibly other and immanently close, omnipotent in generating and loving in giving life, a Mystery that “inhabits” him and of which he is “made” and that he will evangelize both as the owner of a vineyard, the lord of a kingdom and as a housewife who sweeps the whole house to find a lost coin until identifying him in that prodigal father who acts like a mother greedy for the affection and kisses of her son and urges in the effort to keep the family together!

If Joseph reveals in the life of Jesus the apophatic dimension of the divine Mystery and, with his absence due to his death, that of his otherness and transcendence, Mary reveals, on the other hand, that of his presence and providence: in the loss of Joseph and in the closeness of Mary the man Jesus reads and looks embodied the experience of the living God!

The question whether Jesus would have been the same man if he had not had Mary as his mother, however provocative, could help us to penetrate in a different way into the luminous darkness of the Mystery of God that is born of a woman (cf. Gal 4: 4), and perhaps let us grasp that “this could be the prodigy: a mother who fully believes in her C/child” (Cf Mt 12,48-49; Mk 3,33-35), as a line from Chiesa’s movie states. So it would no longer seem strange to us that the human, very human story of Mary is considered as a paradigm of our life of faith.