Ad ogni inizio di nuovo anno liturgico ricorrono i mantra cattolici “Dobbiamo attendere” “Dobbiamo essere vigilanti” perché siamo in Avvento, attendiamo un Adventus, un Arrivo, una Venuta: la nascita di Gesù. E vai ad essere più buoni, più bravi, più amorevoli, più comprensivi perché il Natale è la festa della pace, della famiglia, dei doni, dei bimbi buoni, del volerci bene o meglio del volemose bene…..almeno in questi giorni, o almeno il mood richiesto è questo e allora adeguiamoci, un po’ di ipocrisia in fondo aiuta la buona educazione! Si ripropone anche il dilemma del “Presepe o Albero?”, una simulata scelta tra pagano e cristiano, e allora il pio cattolico cristianizza l’albero, scomodando la Genesi e tutto ciò che possa essere utile al caso e poi nelle quattro settimane di Avvento partecipando alle messe domenicali non si accorge o non va a fondo che nella liturgia che celebra i conti non tornano.

La visione sopra esposta suggerirebbe che ogni domenica ci fossero le pericopi evangeliche che ripercorrano la “cronologia” degli eventi che portarono alla nascita di Gesù secondo i vangeli dell’infanzia per esempio la prima di Avvento potrebbe essere scandita dal vangelo dell’Annunciazione a Zaccaria, la seconda da quella a Maria, la terza dalla pericope della Visitazione e la quarta da quella dell’Annunciazione a Giuseppe in modo da arrivare a celebrare la nascita del Messia…… ma queste pericopi appaiono solo nell’ultima domenica e nelle ferie dell’ultima settimana di Avvento e il pio fedele si ritrova invece ad ascoltare nella liturgia della Parola domenicale brani di Isaia (beh questo profeta nella prima lettura non è poi tanto fuori luogo secondo la visione di cui sopra, dopo tutto!), le lettere paoline e pastorali sui temi escatologici, nella seconda,  e soprattutto i brani evangelici su Giovanni Battista, bello che trentenne, che invita a preparare la via al Messia e lo addita come l’Agnello/Servo di Dio presente in mezzo al popolo di Israele, anch’egli bello che cresciuto per arrivare addirittura nella messa del giorno di Natale e sentir proclamare tutto il prologo di Giovanni ripreso ancora nella seconda domenica di questo tempo ……..Qualcosa non torna……e già non torna…… per risolvere l’aporia chiediamo aiuto al Primo prefazio di Avvento che sentiamo risuonare in questo tempo:

Al suo primo avvento nell’umiltà della nostra natura umana 
egli portò a compimento la promessa antica, 
e ci aprì la via dell’eterna salvezza.
Verrà di nuovo nello splendore della gloria, 
e ci chiamerà a possedere il regno promesso 
che ora osiamo sperare vigilanti nell’attesa.

Eccolo qua l’inghippo: l’Adventus a cui ci prepariamo è la celebrazione della VENUTA del Cristo, soprattutto della seconda alla fine dei tempi, celebriamo dunque la Parusia, la venuta gloriosa del Signore, come professavano fervidamente i primi cristiani, facendo memoria della prima venuta nell’umiltà dell’Incarnazione e siccome il Signore è l’Emmanuele, “il Dio con noi”, risorto, vivo e presente in mezzo al suo popolo, continua a venire quotidianamente nella nostra vita, attraverso la Parola, i sacramenti, i fratelli riuniti nel suo nome, i ministri ordinati,  i poveri e i sofferenti (cfr. SC 7), perché è il Veniente, “Colui che era, che è e che viene” (Ap 1,8).

Il tempo forte di Avvento ci prepara al Natale che esplora e medita la VENUTA del Signore: la prima, nell’umiltà, che compie le promesse antiche (Isaia), la seconda, nella gloria, alla fine dei tempi (Lettere paoline e pastorali), l’intermedia, nel nascondimento, (soprattutto i vangeli).

Qualche dubbio o perplessità al riguardo? Prefazio di Avvento I/A

È veramente giusto renderti grazie 
e innalzare a te l’inno di benedizione e di lode, 
Padre onnipotente, principio e fine di tutte le cose. 
Tu ci hai nascosto il giorno e l’ora, 
in cui il Cristo tuo Figlio, Signore e giudice della storia, 
apparirà sulle nubi del cielo 
rivestito di potenza e splendore. 

In quel giorno tremendo e glorioso 
passerà il mondo presente 
e sorgeranno cieli nuovi e terra nuova. 
Ora egli viene incontro a noi in ogni uomo e in ogni tempo, 
perché lo accogliamo nella fede 
e testimoniamo nell’amore la beata speranza del suo regno. 
Nell’attesa del suo ultimo avvento, 
insieme agli angeli e ai santi, 
cantiamo unanimi l’inno della tua gloria

Solo nella virata che la liturgia subisce dal 17 dicembre i prefazi di Avvento II e II/A si concentrano meglio sulla prima venuta mantenendo sempre aperto però l’orizzonte della seconda e dell’intermedia meglio espresso eucologicamente dalle antifone maggiori proclamate ai vespri e nei versetti dell’alleluia.

Cosa ci dice allora la legge della “Lex orandi, Lex credendi” di questo tempo forte di Avvento?

Nella solennità del Natale noi celebriamo la Venuta (Tutte!) del Signore: facendo memoria della prima attendiamo vigilanti la seconda alla fine dei tempi e lo accogliamo nella venuta intermedia seguendo l’invito del Battista che ci esorta a riconoscerlo presente in mezzo a noi e a preparargli la strada con la nostra attesa gioiosa e operosa in vista dell’incontro con lo Sposo per accoglierlo sull’esempio di Maria che con il suo sì ha fatto in modo che la Parola si  facesse carne nella sua vita.

Recuperando specialmente in questo tempo forte di grazia la coscienza di questa visione del Natale che la chiesa ha sempre avuto, specialmente nei primi secoli, alcuni luoghi comuni come “Ogni giorno è Natale!” acquistano un senso e altri si dileguano come nebbia al sole e non rischiamo, di fronte al mondo e alla cultura odierna, che stravolge il senso di questa festa, di rimanere muti come Zaccaria a causa della nostra ignoranza di fede e della nostra mancanza pratica di essa.