In questi giorni corre spesso sulla bocca dei fedeli la lamentela che il Natale ha perso il suo significato e che è diventata una festa commerciale e non ha più la sua “magia”, i suoi valori di festa famigliare, di solidarietà, di bontà, di festa dei bimbi buoni. Ci si indigna che addirittura non si fa riferimento nemmeno al “festeggiato”, il Bambinello, per non urtare le altre sensibilità religiose e si propone di chiamare le feste natalizie “Feste invernali”. Insomma ci si lamenta che il Natale da festa religiosa è diventata una moderna festa pagana…….. Ma probabilmente tutto è tornato all’origine…….

La prima menzione della festa del Natale è attestata in un antico documento romano, il Cronografo del 354, fissata al 25 dicembre, probabilmente celebrata sin dal 336. In quel giorno a Roma si celebrava la festa del Sole Invitto, una festa molto sentita dal popolo dell’Urbe: dopo il solstizio d’inverno, la notte più lunga dell’anno, le ore di luce solare tornavano a crescere, il dio Sole, che sembrava sconfitto, trionfava dunque sulle tenebre affermando la sua potenza. Questa festa seguiva quelle  dei Saturnalia, giorni di festa in onore del dio Saturno, dio della mitica Età dell’oro, celebrati dal 17 al 23 dicembre. Intronizzato per la festa egli svolgeva il suo ruolo di iniziatore di una nuova era fino alla fine dell’anno ma solo durante i Saturnali l’ordine sociale era sovvertito: gli schiavi vivevano come uomini liberi, ricevevano regali dai loro padroni e sedevano a mensa con loro. Inoltre si credeva che Saturno morisse nel giorno del solstizio d’inverno per rinascere come dio-bambino all’inizio dell’anno. Erano giorni di feste, banchetti, celebrazioni religiose, di regali (strena, dalla dea del solstizio invernale, Strenua), di mercatini e luci, vietato lutto, lavoro e guerra.

L’ipotesi che la festa del Natale sia derivata dalla cristianizzazione di quella romana, ma di origine persiana, del Dies Natalis Solis Invicti è quella più accreditata dagli studiosi.

La chiesa si era trovata, appena diventata religio licita, di fronte ad una festa che, dopo il solstizio d’inverno, la notte più buia dell’anno, celebrava il risorgere del sole e la sua luce aumentava fino ad arrivare all’equinozio e plenilunio di primavera in cui lo splendore del sole e quella della luna diventano il simbolo di un giorno senza fine, della vittoria della luce sulle tenebre e proprio dal plenilunio di primavera veniva determinata anche la data della festa della Pasqua, unica festa di importanza capitale per i cristiani. La festa del Sole Invitto portava con sé, dai Saturnali, anche le idee di liberazione e sovvertimento dell’ordine sociale in vista di una nuova era di pace e di gioia inaugurata da parte di un dio che moriva e rinasceva.

Da tutte queste sollecitazioni culturali e spirituali la festa cristiana del Natale si è configurata come l’inizio della celebrazione della Pasqua del Signore il cui è segno più evidente è l’annuncio della Pasqua nell’Epifania. Ha preso le caratteristiche di celebrazione della Venuta del vero Sole di Giustizia nel mondo avvolto dalle tenebre del male che, con la sua risurrezione, instaura il giorno senza tramonto, giorno escatologico, e inaugura il suo Regno di pace e fratellanza in cui l’uomo è liberato dalla schiavitù del peccato.

Da qui la nuova semantica dei doni e l’abbondanza nella liturgia dei simboli della luce e dei brani biblici che richiamano la venuta del Signore e il suo splendore di grazia.

Tutti i significati antropologici, astronomici, culturali e spirituali dell’epoca furono riletti alla luce del mistero cristiano della Pasqua di Risurrezione realizzando una grande opera di inculturazione sul modello di quella fatta da Gesù riguardo alla Pasqua ebraica riletta alla luce della sua missione.

Che la festa del Natale sia diventata pagana, poco male, (del perdurare degli aspetti pagani negli atteggiamenti dei fedeli romani se ne lamentava anche papa Leone Magno nel VII sermone tenuto nel Natale del 460!) da lì era partita e lì evidentemente sta ritornando, ma che facciamo fatica a prendere contenuti antropologici, naturali e culturali odierni per annunciare il mistero pasquale di Cristo (come esortava un altro papa Gregorio Magno) questo è problematico, qui tocchiamo il cuore della prassi cristiana, l’annuncio del kerygma: il Signore è Risorto!

Le forme non sono solo altri modi di dire lo stesso messaggio ma plasmano il messaggio stesso, ne illuminano anche un aspetto nascosto o danno una nuova luce all’insieme, uno splendore diverso quindi forme attuali danno uno spessore nuovo anche inedito al mistero cristiano, la novità e l’inedito dello Spirito che continua ad operare e condurre la Chiesa alla pienezza della Verità.

Allora mi chiedo: Il Natale odierno va ricristianizzato o il vino nuovo e sovrabbondante del Vangelo lo ha sbriciolato definitivamente e va in cerca di otri nuovi?