Non si parla che di meritocrazia e competenza! E tutti ovviamente sono competenti e meritevoli! Queste parole a me evocano le mie esperienze scolastiche. Andavo bene a scuola e mi veniva facile studiare, ovviamente con metodo e impegno e quando c’erano le interrogazioni o la restituzione dei compiti in classe spesso i voti erano uguali o non proporzionati a quelli di altri oggettivamente più scarsi nel contenuto o esposizione. Al mio disappunto, allora avevo una faccia trasparente, la risposta era sempre una, con varianti trascurabili “Se lo meritava, ho voluto premiare il suo sforzo, il suo percorso”, da allora quando sento la parola percorso ho le fibrillazioni! Ma certo anche io avevo fatto un percorso ma il suo era più percorso del mio! Ma si giudicava il sapere e la capacità di rielaborazione o lo sforzo fatto e l’impegno profuso? L’esame di Didattica all’università mi ha dato pace: I professori mettono i voti come pare a loro! Loro scelgono dove porre l’accento nella valutazione. Dunque la capacità e la preparazione sono la competenza l’impegno e lo sforzo il merito, sono correlati ovviamente ma non sono la stessa cosa! A capo di un progetto ci metto qualcuno che abbia le nozioni e la capacità di implementarlo o chi in quel campo o in quella struttura ci lavora da tanto tempo? Da qui lamenti e piagnistei, lo sport preferito dei nostri tempi! Non è giusto! Ma di quale giustizia si parla commutativa o distributiva? Unicuique suum o equità?

Quando ero giovane e di belle speranze e non ero ancora un qoelettiano e dunque credevo che ci poteva essere qualcosa di nuovo sotto il sole mi facevo il sangue amaro, ma erano gli anni in cui bisognava farsi il sangue amaro sennò a che servono i ventanni e i trentanni! A indignarsi! Però non puoi andare avanti a forza di indignazione prima o poi basta, bisogna fare i conti con la realtà! Infatti ho imparato ad avere consapevolezza delle cose e delle situazioni in cui sono meritevole ma incompetente e viceversa e a riconoscerle spesso anche negli altri e rendermi conto delle motivazioni alla base delle scelte per certi incarichi o responsabilità e allora ci fai pace. Il punto dolente è quando trovi a capo di qualcosa un non meritevole e un incompetente, associazione non rara e a volte quasi un requisito curricolare! E qui Qoelet! Allora guardo ai collaboratori che affiancano il tizio perché sono loro che fanno andare avanti la baracca e ho imparato a solidarizzare e a fare squadra insieme perché se non c’è niente di nuovo sotto il sole puoi goderti e far funzionare al meglio quello che c’è! O anche lasciarlo andare a rotoli perché comunque tutto è vanità. Ma sopra il sole…?!