“Se diamo un’occhiata ai vangeli dell’infanzia vediamo che in Matteo campeggia il personaggio di Giuseppe e in quello di Luca quello di Maria. Giuseppe, che incarna la figura paterna, è un personaggio attivo che agevola l’accadimento degli eventi ed è soprattutto una figura silente, che suggerisce quella del Padre Celeste che s. Ignazio di Antiochia chiama appunto “Silenzio” per esprimere il mistero insondabile e indicibile di Dio, ma che nella Trinità è anche la Persona che crea e governa il mondo. Maria, la figura materna, è quella che genera, custodisce e cura lo sviluppo della vita con gesti e parole e personifica il mistero divino come presente e vicino.

Queste figure genitoriali mostrano all’uomo Gesù il Mistero di Dio che ha i tratti del Padre e della Madre nel suo essere indicibilmente altro e immanentemente vicino, onnipotente nel generare e amorevole nel donare vita, Mistero che lo “abita” e di cui è “fatto” e che Gesù evangelizzerà sia come padrone di una vigna e come signore di un regno che come casalinga che spazza tutta la casa per ritrovare una monetina persa tra le mura domestiche fino a identificarlo in quel padre prodigo che si comporta come una madre avida dell’affetto e dei baci del figlio e sollecita nello sforzo di tenere insieme la famiglia!

Se Giuseppe rivela, nella vita di Gesù, col suo agire, il suo silenzio e con la sua assenza, dovuta alla sua morte, la dimensione apofatica del Mistero divino e quella della sua alterità, trascendenza e potenza creatrice, Maria svela invece quella della sua presenza, provvidenza e vicinanza: nella perdita di Giuseppe e nella vicinanza di Maria l’uomo Gesù vede incarnata e legge l’esperienza del Dio vivente!”

A ottobre scrivevo questo sulle “colpe” della mamma oggi devo sottolineare che anche il papà ha le sue per come Gesù è diventato. Chi più di lui ha fatto come il Padre Celeste Tzim-tzum nell’atto creativo, facendo spazio a Maria nella sua vita e a un nuovo progetto di essere felici insieme? Chi più di lui ha fatto spazio a quel Figlio non suo facendolo diventare quello che era chiamato ad essere? Chi più di lui è diventato perfetto come il Padre nell’essere misericordioso (Mt 5,48/Lc 6,36)?  Umanamente Gesù ha intuito e conosciuto il volto del Padre Celeste guardando anche quello del suo padre terreno, ruolo che proprio Maria al Tempio gli rivendica (Lc 2,48): come il Padre che è Silenzio genera la Parola così Giuseppe il Silente nei vangeli “genera” Gesù facendogli spazio e lasciandolo essere quello che era chiamato ad essere, tratto distintivo che Gesù stesso farà proprio e manifesterà verso chi incontrerà nel corso della sua vita guarendolo o restituendogli dignità affinché avesse vita e l’avesse in abbondanza (Gv 10,10) perché in Giuseppe aveva visto e sperimentato sulla sua pelle come fiorisce il giusto (Sal 72,7; 92,13).