È patrimonio comune che il cristianesimo è una delle tre grandi religioni monoteiste della storia e del mondo ma non è altrettanto pacifico che il suo monoteismo è molto diverso dagli altri due e molto meno noto ancora che esso ha avuto una evoluzione sostanziale nei millenni.

Se ripercorriamo la Bibbia storicamente noi vediamo che JHWH era stato prima il Dio di alcuni patriarchi e tribù e poi il Dio del popolo di Israele nel senso che altre tribù e altri popoli avevano più dèi mentre loro ne avevano uno solo. Man mano che il popolo di Israele entrava in contatto con altre civiltà e considerava Dio anche come il creatore e rintracciava la sua presenza e provvidenza anche in mezzo ad altri popoli Israele ha iniziato a percepirlo sempre più come l’unico Dio in senso assoluto e gli altri dèi come idoli. Il nuovo Testamento ha problematizzato ancora di più questo concetto a causa della pretesa di Gesù di essere il Figlio di Dio, quindi un altro Dio accanto all’unico JHWH, intollerabile per il monoteismo ebraico tanto da costargli la condanna a morte per bestemmia. A complicare ulteriormente il quadro fu anche la rivelazione dello Spirito non come un attributo di Dio ma Dio stesso. Siccome però mai era stata messa in discussione l’unicità di Dio da parte di Gesù e della sua comunità il monoteismo cristiano ha elaborato la dottrina della Trinità o Triunità di Dio: Unico nella natura trino nelle persone,  unica natura che è tripersonale o tre persone distinte che costituiscono un’unica indivisa natura.

Come si vede il monoteismo trinitario cristiano è diverso da quello unipersonale ebraico e islamico e ha subìto una evoluzione sostanziale nel corso dei millenni tanto da potersi quasi definire una felice sintesi tra i due grandi sistemi religiosi che sottostanno alle grandi tradizioni spirituali del mondo e della storia: monoteismo e politeismo. La fede cristiana vede in questi due sistemi modi diversi di cogliere il mistero di Dio da parte delle altre religioni, modi di intuire quel mistero trinitario pienamente rivelato da e in Gesù il Cristo.

La visione trinitaria del mistero di Dio ha sempre mantenuto nel corso dei secoli la tensione tra unità e diversità all’interno della tradizione cristiana sbilanciandosi sempre più verso l’unità a causa delle culture e delle vicende storiche che incontrava. Per non avvicinare la diversità presente anche in Dio al Panteismo (tutte le cose sono Dio) si è accentuata la trascendenza divina non solo come realtà altra da tutte le cose diverse del creato ma anche come un oltre, una dimensione unica e soprattutto UNA che la filosofia greca, sia platonica che  aristotelica, nei ricorsi storici, proponeva e corroborava. Questa visione di Dio aveva come ricaduta spesso nelle tradizioni ecclesiali l’uniformità e l’identitarietà. Da culture sorte da sistemi filosofici di stampo greco-romani si sono dunque elaborate le summe teologiche e le sintesi dottrinali poderose che conosciamo: è il modo in cui il pensiero umano credente occidentale del passato ha cercato di dare ragione del mistero divino rivelato nel cristianesimo.

Fino a tutta la modernità non ci sono stati grandi problemi, grossi scossoni sì ma non grandi problemi: si scontravano in maniera animata e animosa grandi sistemi di pensiero e di dottrina a volte ahimè anche l’un contro l’altro armati! Da questi scossoni e violenze si è prodotta la vera crisi, la vera svolta epocale che, non riuscendosi ancora a trovare un termine più adatto, viene chiamata il Post-moderno: il sistema va in frantumi, le summe si sbriciolano in frammenti, le dottrine in prospettive. La ricaduta sociale è la liquidità e a mio modesto parere la gassosità: non c’è più niente di solido, fermo, stabile, non più un intero ma solo frammenti!

Mentre le società e le culture evolvevano il cristianesimo si è trovato spiazzato, specialmente il cattolicesimo. Prima ha combattuto questo cambiamento come relativismo e ora sta cercando di dialogare con la post-modernità senza riuscirci granché anche perché il cattolicesimo ha fatto dell’unità di fede, dottrina, culto, per molto tempo anche di lingua la sua forza, saldamente ancorata al monoteismo contro il politeismo panteistico, sia in senso proprio che metaforico, sempre in agguato. E continua ancora la sua lotta ma ormai ahimé contro i mulini a vento perché il problema di fondo non è il relativismo ma il TEISMO! Sia il politeismo (molti dei/idoli), sia il panteismo (Dio è tutte le cose) sia il monoteismo (Dio è unico/trascendente) sono TEISMI, sono sistemi filosofico-religiosi, sono summe compatte e granitiche e in una società e cultura postmoderne, liquide o meglio gassose, non hanno più senso o, detto meglio, non comunicano molto, non rendono più ragione del mistero divino rivelato.

Da qui la disperazione e lo sconforto di molti prelati e di molti pii fedeli che si rifugiano nei sistemi passati per non perdere la propria identità intesa come adesione a qualcosa fuori di sé a cui sottomettersi, da qui anche lo sconcerto di chi è in ricerca sincera in un cammino spirituale e da qui anche il dilagante disinteresse in una dimensione religiosa avvertita come estranea se non inutile per la propria vita percepita in continuo mutamento e senza certezze.

Il cristianesimo e il cattolicesimo in particolare sono destinati all’insignificanza in questo contesto? Non hanno niente da dire o meglio annunciare in questo mondo gassoso? Finché rimane teista, sì è così, perché continuerà a vedere il dito invece della luna! Il teismo è una interpretazione culturale della fede trinitaria, l’utilizzare un sistema di pensiero focalizzato sull’unità per indicare il mistero tri-unitario di Dio.

La dottrina trinitaria dice che l’essere di Dio è relazione: il Padre è Padre in relazione al Figlio, il Figlio è Figlio in relazione al Padre e così lo Spirito in relazione a tutti e due e questa RELAZIONE ASSOLUTA è il loro essere e la loro natura. Nessuno se ne va a spasso da solo, nessuno è per sé, nessuno è separato ma sono distinti proprio per la relazione. Questa Relazione assoluta è costituita di “relativi” nel senso di relati, un po’ come l’inglese relatives parenti, congiunti.

E di qui a cascata anche il creato e l’uomo. La creazione ex-siste (è da) perché è relata a Dio, ogni creatura esiste perché nel suo più profondo essere è sorretta da Dio, partecipa dell’essere di Dio direbbe Tommaso d’Aquino, è l’espressione finita dell’infinito essere di Dio. La trascendenza di Dio rimane ma non come separatezza bensì come fondamento che rende Dio anche immanente alle cose perché le regge, le fa essere. Non panteismo (Dio è tutte le cose e tutte le cose sono Dio) ma, come diceva Raimon Panikkar, pan-enteismo (Dio in tutte le cose e tutte le cose in Dio) perché la creatura senza il creatore svanisce (GS 36). La creazione in ultima analisi è questa relazione tra la Triunità e il creato. Anche l’uomo fatto a immagine di Dio è triplice relazione. È un essere in relazione col mondo (carne), con se stesso (anima) e con Dio (spirito). Anche la fisica moderna sembra confermare con la teoria della relatività e delle grandezze variabili rispetto ai sistemi di riferimento che la matrice del mondo sia la relazione, l’essere relati, relativi.

Il post-moderno ha mandato in frantumi i grandi sistemi ma i frammenti non vanno considerati come schegge impazzite prive di significato e inutili. Il frammento come dice padre Barzaghi è lo spiraglio attraverso cui entriamo nel mistero della realtà che è infinita relazione, non è un elemento insignificante, ma contiene il tutto da una determinata prospettiva. Il frammento è significativo perché è nell’infinita simultaneità del tutto nello sguardo di Dio che è l’eternità stessa.

La cultura contemporanea post-moderna non è un ostacolo alla fede e al suo annuncio ma l’occasione, l’opportunità di metterla veramente in pratica. L’essere veramente cristiani cioè trinitari vuol dire vedere tutto relazionato, tutto insieme, partendo dal frammento che in sostanza vuol dire essere contemplativi, vedere tutto in Dio. Nell’antichità l’aruspice stagliava il suo bastone sormontato da un riquadro contro il cielo e vi scrutava il volo degli uccelli che vi passavano all’interno per cogliervi il senso delle cose, il bastone si chiamava templum da cui con-templ-azione: vedere nel frammento il tutto presente in Dio.

Continuare a guardare al passato e rimpiangere i sistemi teistici da esso prodotti non rende giustizia proprio a quel passato che aveva raccolto le sfide epocali e culturali di allora e non ci permette di essere veramente cristiani nella nostra epoca dove finalmente in a cultura liquida, gassosa, frammentata possiamo essere finalmente contemplativi e trinitari: Contemplare la relazionalità del tutto in Dio nei frammenti del creato e dell’esistenza! Questo ovviamente porterà a non stupirsi più della pluralità delle visioni di fede come il cattolicesimo statunitense, tedesco o asiatico (del resto anche l’antichità aveva quello alessandrino e antiocheno per dirne i più significativi), comporterà una visione di chiesa più decentrata e sinfonica capace di accettare la convivenza di posizioni opposte ma percepite come espressioni parziali della verità e fiduciosi di essere tutti in una relazione misteriosa che ci è sia immanente che trascendente ma che al momento non riusciamo a comprendere pienamente. Cogliamo il monito del Signore, in Giovanni, il vangelo altro e oltre, al termine della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Dopo che tutti avevano mangiato e ciascuno era sazio e soddisfatto dei pani e dei pesci ricevuti il Signore esortò i discepoli: “Colligite fragmenta… Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto” (Gv 6,12).