Le solennità dell’Ascensione e della Pentecoste “completano” il mistero pasquale o meglio compiono il mistero pasquale, sono il risvolto del per noi del mistero pasquale: che Cristo sia risorto e vive felice con il Padre e aspetta che il mondo finisca per giudicarlo a me che me ne viene? Buon per lui ma a me che mi cambia? Anzi mi mette solo angoscia per cercare un modo in cui cavarmela e meritarmi il Paradiso.  E da come si può ben notare guardandosi attorno la celebrazione della Pasqua del Signore non cambia la vita della maggior parte dei cristiani e il tempo pasquale diventa una sorta di corsa dell’asino che quando arriva al traguardo si impunta, si ferma e non lo attraversa per appropriarsi della vittoria. A favorire questa situazione o mascherarla in un circolo vizioso è anche la prassi pastorale ordinaria perché in questi giorni spesso si celebra, per semplici motivi di giorni utili, comunioni, cresime e i primi matrimoni della stagione e hai voglia a dire che quali feste migliori di queste per accostarsi per la prima volta alla mensa eucaristica o ricevere il dono dello Spirito o celebrare l’alleanza di Dio con la sua Chiesa nel sacramento del matrimonio ma chi bazzica le parrocchie sa che le prime comunioni sono la festa dei “principini” e delle “principesse”  di casa e le cresime quella di addio delle medie, della fanciullezza e del fastidio del catechismo e il matrimonio i quindici minuti di celebrità degli sposi o meglio della sposa e tra chiffon, raso, prime giacche e papillons, vestiti da sera, pergamene, vangeli e telefonini ultimo modello, chi se lo ricorda che era il giorno dell’Ascensione o della Pentecoste? E nella frenesia di festeggiare e rendere protagonisti i royal babies e i royal teens e scimmiottare i royal weddings chi pone attenzione che Ascensione e Pentecoste siano un altro modo di dire la Risurrezone e proprio l’aspetto che ci interessa di più?

Infatti…..

L’Ascensione risponde alla domanda: dato che Gesù è risorto DOVE si trova?

Risposta: col Padre e nel Padre

Domanda: E il Padre dove sta?

Risposta: In Cielo

E qui fa un’altra volta capolino il nostro asinello perché per quanto spieghiamo che il Cielo è un modo per dire non il cielo fisico ma lo “spazio” divino comunque diamo sempre l’impressione di un luogo lontano in cui non abbiamo accesso e in cui Gesù ci è andato da solo…..se ne è andato!

Ma le Scritture fanno capire altro: Luca racconta l’Ascensione in due modi e in due tempi diversi (Lc 24, 50-53 e At 1, 6-11) e soprattutto non dando l’idea dell’allontanamento di Cristo. Marco addirittura la colloca durante l’Eucaristia, come sottindende anche Luca in Atti, rimarcando fortemente la presenza del Signore con i discepoli in missione ( Mc 16, 14-20). Matteo e Giovanni non ne parlano, non in maniera specifica e distinta dalla Risurrezione, quest’ultimo parla di elevazione riferendola alla crocifissione. In tutti questi stessi passi gli evangelisti sottolineano il mandato missionario con gli stessi concetti espressi nel racconto di Pentecoste specifico di Luca che addirittura Giovanni narra nella morte di Gesù descrivendola come una “spirirazione” (Gv 19, 30) preceduta da un “Tutto è compiuto!”

Succo del discorso? Ascensione e Pentecoste sono profondamente interdipendenti. Ascensione e Pentecoste sono/è  un altro modo per dire Risurrezione, più “compiuto” perché coinvolge noi: Gesù nella sua nuova condizione di Risorto, che è vita nello Spirito, dimora nel Padre e con Lui “spirandoci” il suo amore, donandoci la capacità di amare come lui ama e non come amiamo noi stessi, si rende presente in noi e siccome è nel Padre rende presente anche anche il Padre in noi trascinandoci in Lui con questo amore che è lo Spirito…..non più luogo, non più tempo, non più eternità ma Tempiternità e inabitazione reciproca.

Ecco perché Gesù ci esorta a rallegrarci che torna al Padre e non è più con noi secondo la dimensione spazio-tempo di cui facciamo esperienza perché in una forma più piena e altra si rende presente in questa dimensione senza i limiti spazio-temporali ma in maniera eterna e vivificante.

Ecco che la Risurrezione è un evento che ci riguarda e le solennità dell’Ascensione e della Pentecoste ci dicono che lo stare di Gesù col Padre anche con la sua natura umana fa in modo che stia ancora in maniera più piena con noi e con ciascuno di noi non vincolato dai nostri limiti e che la nostra vita umana non va vissuta come un tempo per compiere una serie di “opere buone” per meritare il Paradiso ma diventa una vita trasformata, una vita di grazia che raggiungerà la sua pienezza alla fine dei tempi in un mondo rinnovato in cui sarà possibile vivere solo di quell’amore di cui è stato capace Gesù e che in questa vita abbiamo sperimentato per suo dono e in cui ci siamo allenati per essere abilitati a viverla in pienezza nello “spazio” di Dio.