Seguo le vicende di questi giorni tra il divertito, l’amareggiato e il “Non ci si crede”! Non parlo dell’aspetto sociale, civile e sanitario ma di quello di fede che mi tocca e mi compete come pastorello.

Mi sconcerta il rifiorire di preghiere, tridui, novene contro la peste riadattate al Coronavirus, faccio notare agli esperti del campo che manca la quattordicina per i giorni di quarantena! C’è anche l’immancabile Savonarola di turno che ci addita il Covid-19 come il castigo di Dio e mi aspetto da un momento all’altro qualche flagellante per le strade perché gli infervorati della messa, rosari e via crucis a tutti i costi ci sono già. A tal proposito mi rimbalza in mente in questi giorni un fatto di qualche anno fa accaduto mi sembra allo zoo di Berlino: Un fervente credente si buttò nella zona riservata ai leoni gridando: “Dio mi salverà! Dio mi salverà!”……. I leoni lo sbranarono…..e ciò cosa ci dice di Dio?…..Che ama anche i leoni! Ha fornito loro un pasto inaspettato!

Quando a volte nel celebrare vedevo persone scambiarsi la pace senza che avessi dato l’invito a farlo ed erano convinti che io l’avessi fatto ho avuto la riprova che tra la Parola che ascoltiamo durante la messa o tra la liturgia che celebriamo e la nostra vita quotidiana mettiamo una distanza spirituale molto più grande di quella di sicurezza richiesta per non farci contagiare dal virus ma in questo caso è per non farci toccare dalla loro forza trasformante.

Questo virus sembra l’icona dello stile di vita occidentale. Un virus influenzale che lascia senza sintomi o con scarsi effetti i giovani e chi è in salute e può causare gravi problematiche ad anziani e a chi è pregiudizievole di salute ma procura effetti devastanti alla collettività, che poi si riverberano sui singoli, per la celerità con cui si diffonde tramite interazioni e contatti sociali e l’unico modo per sconfiggerlo è quello di rallentarlo con isolamenti e comportamenti collettivi responsabili fino ad ucciderlo. La superficialità che regna nella nostra cultura e stile di vita spesso producono atti che di per sé non recano grandi danni alla comunità ma per la celerità con cui si diffondono attraverso i social media possono abbattere chi questa cultura non la abita o la vive senza adeguate strutture di difesa e possono danneggiare gravemente la comunità tutta per l’ impossibilità di un efficace controllo. Forse anche in questo campo prendersi del tempo per riflettere prima di prendere decisioni o dire e fare qualcosa unitamente alla riscoperta di ritmi più umani di vita può innescare processi virtuosi che tolgano respiro a questo modus vivendi e concorrere a inventarne un altro adatto alla nuova epoca che ci sta sorgendo davanti.

Che cos’è la Quaresima se non la riscoperta di essere membri di uno stesso popolo, di riscoprire la solidarietà spirituale e umana con il fratello, di far rifiorire un rapporto di figliolanza col Padre e colloquiare con lui senza sprecare molte parole pregandolo proprio come Padre nostro e non come Padre mio?

La situazione verificatasi in questi giorni di Quaresima può essere l’occasione per vivere e fare propri questi atteggiameti essenziali e fondanti di questo tempo forte, tempo di grazia (sic!) e magari rischiamo anche di fare la volontà del Padre!

Altra devota giaculatoria al tempo del Coronavirus: Siamo anche senza Eucaristia, facciamo digiuno di Cristo! Ma il giovedì santo, sera in cui celebriamo l’istituzione proprio dell’Eucaristia, la Chiesa non proclama il vangelo di Giovanni che non racconta il rito ma il gesto che lo significa, la lavanda dei piedi, e che esprime il comandamento nuovo che è amore solo verso il fratello alla misura di quello di Cristo verso di noi e nel viverlo noi stessi sperimentiamo la sua presenza? Andiamolo a cercare, allora, dove lui vuole farsi trovare!

I gesti di prevenzione che ci vengono chiesti in questi giorni, e che ci costano sacrifici, quindi ad hoc anche per gli amanti del genere, viviamoli come attenzione verso l’altro, come assunzione di responsabilità e cura per il fratello così da essere in comunione anche con chi non ha la nostra fede e non avremo bisogno di tanti gesti penitenziali abitudinari ma fuori dalla nostra vita concreta e attuale!

La mia parrocchia ha come patrono s. Rocco e forse è per questo motivo che parlo così: Rocco si è fatto provvidenza per i fratelli appestati e quando è stato contagiato si è allontanato dal consorzio umano per non diffondere il contagio e un cane che lo aiutasse Dio glielo ha mandato! Ma il suo esempio non lo vedo spesso nei suoi devoti, specialmente dell’ultimo minuto! La Chiesa nel culto dei santi ci addita il loro esempio di fede che ci sprona a chiedere la loro intercessione! Quello che si chiede invece è il prodigio, come il salvarsi dalla caduta dal pinnacolo del tempio! Caduta provocata proprio dall’atto irresponsabile di buttarsi di sotto!

Credo che abbiamo davanti una grande occasione per vivere una Quaresima veramente trasformante per noi e di testimonianza e carità per e con i fratelli …….non sprechiamola!