Il rito dell’imposizione delle ceneri è uno dei più suggestivi della liturgia cattolica e spesso ci si da da fare per andarle a ricevere come una sorta di altra benedizione o aiuto per la vita di tutti i giorni con un atteggiamento che va diciamo dalla devozione taggata “#ricordati che devi morire” a quella “#prendiamoci pure queste, male non fanno”.

Il rito delle ceneri è polisemico, ingloba diversi significati biblici come l’uso ebraico del cospargersi di polvere per fare penitenza e quello di richiamare la condizione creaturale dell’uomo tratto dalla polvere secondo la Genesi.

Vorrei però raccogliere e fornire una suggestione liturgica che possa cercare di dare un senso più dinamico al tempo forte della Quaresima e portare una luce diversa che illumini tutto il cammino quaresimale.

Quando le ceneri vengono benedette il mercoledì sono cosparse di acqua benedetta: la commistione di acqua e cenere produce la liscivia, l’antica candeggina, che serviva a rendere candidi i bucati dell’antichità e evangelicamente richiama l’episodio della trasfigurazione proclamato la seconda domenica di quaresima (specialmente Mc 9,3) . Il segno suggerisce di purificare, rendere candida la nostra anima ripulendola dal peccato e far risplendere la nostra veste battesimale simbolo della nostra figliolanza divina. Questa lettura liturgico-spirituale però rischia di far vivere, e di fatto lo fa, la Quaresima come un cammino di perfezione puramente individuale ma la liturgia fornisce degli antidoti a questo rischio.

Il simbolo dell’acqua, anch’esso polisemantico, lo ritroviamo il giovedì santo all’inizio del Triduo pasquale nel rito anch’esso altrettanto suggestivo e polisemico della lavanda dei piedi che alla maniera altra giovannea lega il sacramento dell’Eucaristia non al pane ma al gesto del lavare i piedi con l’acqua che a sua volta richiama il battesimo e il dono dello Spirito.

La Quaresima ci prepara alla celebrazione del Triduo e l’acqua è all’inizio dell’una e dell’altro: si parte dal riconoscere il proprio peccato insieme ai fratelli per mettersi ai suoi piedi. Nessun individualismo, solo relazione, solo comunità.

L’atto penitenziale nella messa del mercoledì delle Ceneri è omesso all’inizio della celebrazione e viene fatto prima della liturgia eucaristica con l’imposizione proprio delle ceneri mettendo in pratica il versetto matteano “ Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono” (Mt 5,23-24).

Nel cospargersi di cenere ci si riconosce peccatori come e con gli altri fratelli e insieme a loro ci si impegna a compiere il cammino quaresimale di conversione e purificazione. Purificazione che si prefigge di far risplendere il nostro abito battesimale riscoprendo una vita fatta di amore e donata per amore a somiglianza di Cristo che in concreto significa mettersi al servizio dei fratelli significato nel gesto del lavare gli uni i piedi degli altri, gesto memoriale che compiamo sempre prima della liturgia eucaristica di cui è semantica profonda.

Potremmo dunque leggere la presenza discreta dell’acqua nella benedizione delle ceneri e focale nella lavanda dei piedi come segno dello Spirito, sorgente d’acqua viva che ci purifica operando la nostra conversione in dono per l’altro  a immagine del Signore Risorto.

Foto: Rita Dell’Aquila