La preghiera della Chiesa protegge il mondo. Dobbiamo essere riconoscenti a quello stato che ci lascia pregare in pace. Come cristiani, non abbiamo alcun diritto particolare; il Cristo lo ha dichiarato nelle Beatitudini. Ma dobbiamo fare uso, lucidamente, pacificamente, dei diritti che ci sono riconosciuti come cittadini. (…)

Il dualismo del Regno di Dio e di quello di Cesare impedisce che la Storia si racchiuda in se stessa. Permette allo Spirito di fecondarla, fosse pure con il sangue dei martiri…

Solo il sangue dei martiri ha reso possibile l’esistenza della persona umana e della libertà, a dispetto delle grandi forze collettive. Ma se la persona umana oltrepassa la Storia, essa ne è pure responsabile. Lo ripeto, noi uomini di Chiesa, capi di Chiesa, non siamo tenuti ad elaborare buone ricette politiche, ma rammentare ai cristiani le loro responsabilità. Sono responsabili di fronte a Dio per tutti gli uomini. Debbono sapere che la preghiera e l’eucaristia implicano un impegno sociale, che un uomo nutrito dal sangue di Cristo deve impegnarsi, nella misura in cui la società lo permette, nell’opera di civilizzazione.

La chiesa agisce ispirando, non imponendo. È come un serbatoio di vita alimentato di continuo dalla celebrazione dei misteri e dalla preghiera degli “innocenti” che il mondo considera come inutili o come pazzi. Eppure, senza di loro, la civiltà andrebbe a pezzi.

Ma la Chiesa non potrà irradiare veramente la vita se non unificandosi. Il problema del destino dell’umanità si pone a noi in modo violento: la morte delle anime e quella dei corpi ci minacciano. Il mondo non tollera più il lusso della divisione dei cristiani. Ha bisogno di una risposta. E questa non può essere altro che la manifestazione del Cristo Uno attraverso la sua Chiesa Una.

Resteremo forse indifferenti al Cristo che soffre nella persona di milioni di anime, al Cristo oltraggiato nella persona di chi è ignudo, affamato, disprezzato?

Potremmo ancora persistere nello scandalo della divisione dei cristiani mentre tutto – l’unificazione del pianeta, la padronanza tecnica dell’umanità sulla creazione, la scienza che scruta i segreti della materia e della vita – tutto pone all’uomo il problema del suo destino e del senso del suo destino?

Ma come portare la nostra testimonianza, se siamo divisi? Come osare parlare d’amore se ci manca l’amore? Ah! Noi, i capi della Chiesa, dovremmo uscire insieme nel mondo, poveri in mezzo ai poveri, farci pellegrini come il Cristo, per annunciare che Dio esiste, che il Signore è risorto, che l’odio può essere vinto dall’amore.

Atenagora, patriarca di Costantinopoli, in Olivier Cément, Dialoghi con Atenagora.