Se vogliamo sapere cos’è veramente la preghiera, dobbiamo concederle tempo. Dobbiamo rallentare la nostra attività, ricondurla a misura umana. Avremo allora il tempo di ascoltare. E quando sapremo ascoltare le cose cominceranno da sole a prendere forma. Ma per arrivare a ciò ci è necessario fare in forma nuova l’esperienza del tempo.

La ragione per cui non sappiamo trovare del tempo per la preghiera è che crediamo di dover essere sempre in movimento. È una vera malattia dello spirito. Il tempo oggi è visto come un prodotto commerciale piuttosto un prodotto che ci è dato sotto garanzia. (…)

Si corre un rischio nel pregare, e questo rischio è che le nostre preghiere si pongano in mezzo tra noi e Dio. L’importante nella preghiera non è pregare, ma andare a Dio direttamente. Se il fatto di recitare preghiere diventa un ostacolo, sopprimiamole. Che Gesù, lui solo, preghi! Ringraziamo perché siamo certi che lui lo fa.

Dimentichiamoci di noi stessi. Entriamo nella preghiera di Gesù. Lasciamo che preghi in noi. Ciò che chiamiamo preghiera di Gesù è il mezzo migliore per dimenticare che stiamo pregando. Ma non togliamo a coloro che ancora sono deboli il sostegno di cui possono avere tuttora bisogno. Il modo migliore per pregare è fermarsi. Lasciamo che la preghiera stessa preghi in noi, che noi lo sappiamo o no. Ciò implica una profonda presa di coscienza della nostra vera realtà interiore. È una via di fede ma anche di dubbio, d’incertezza. Non si può avere la fede senza dubitare. Non cerchiamo di sopprimere il dubbio. Dubbio e fede sono le due facce di una medesima cosa. Un dubbio, un dubbio reale fa crescere la fede. Noi non preghiamo proprio perché cerchiamo di fuggire il dubbio, e facciamo così ricorrendo al rispetto preciso delle norme e dell’attivismo. Ci creiamo così una falsa identità e attraverso queste forme giustifichiamo anche l’esistenza di istituzioni che continuano ad esserci per forza d’inerzia. Ma in realtà noi non abbiamo bisogno di giustificarci. Per grazia noi siamo identificati a Cristo. Le nostre relazioni con Dio sono quelle di Cristo con suo Padre, nello Spirito santo. Un cristiano non cade più sotto la condanna di alcun giudizio.

Thomas Merton, “Contemplation”, in Collectanea Cistercensia.