L’ascesi è soltanto un mezzo, una strategia . Evagrio consiglia di non fare mai una passione dei mezzi ascetici contro la passione. “Non volgere in passione l’antidoto contro la passione” (De orat., 8) egli dice. Egli prevede l’oscurantismo ascetico, che si prende come scopo a sé, e deriva da una eccessiva concentrazione sul peccato e da una mortificazione in cui fini e mezzi vengono confusi: “Molti che piangevano sui loro peccati, avendo dimenticato lo scopo delle loro lacrime, sono stati presi dalla follia e si sono fuorviati” (ivi). L’uomo può suscitare un’atmosfera morbosa, fantasmagorica, in cui vede ovunque soltanto il male e il peccato e vive in compagnia dei demoni e nella paura dell’inferno. Si deve dire che certa letteratura ascetica favorisce un tale stato d’animo, ma vi è un abisso tra l’evangelo e questa letteratura. Nell’evangelo è Dio che parla; nei manuali mediocri è l’uomo smarrito che discorre senza aver assimilato lo spirito dell’evangelo. Cristo è l’asceta perfetto ma egli vive tra gli uomini, discende nel loro inferno per recarvi la sua luce. Allora il buon ladrone in un istante di pentimento vede aprirsi dinanzi a lui le porte del regno; i “giusti asceti” rischiano di essere superati dagli umili pubblicani e peccatori sul cammino della salvezza.

L’evangelo è messianico ed esplosivo; la sua negazione del mondo è di natura particolare, non è mai ascetica, ma escatologica: pone l’esigenza della fine, del bilancio, del passaggio al pleroma. (…)

L’asceta evangelico tipico è apostolo e testimone. Perciò la tradizione monastica, posteriore a quella del deserto, coltiva le epistole di san Giovanni e ha come base l’amore del prossimo e l’ascesi del cuore. Essa colpisce, non per gli eccessi, ma per un amore traboccante e per la sua tenerezza cosmica per ogni creatura, anche per i rettili e i demoni.

Il “salutismo individuale”, che si preoccupa solo della salvezza della propria anima, indica una pericolosa deformazione. Non si può stare soli dinanzi a Dio, ci si salva tutti insieme, “collegialmente”, come diceva Soloviev: sarà salvato chi salva gli altri. Doroteo di Gaza ci dà una bella e chiara immagine della salvezza, sotto forma di un cerchio: il centro è Dio e tutti gli uomini sono sulla circonferenza; dirigendosi verso Dio ognuno segue un raggio del cerchio e più si è vicini al centro, più i raggi si avvicinano tra loro. La distanza più breve tra Dio e l’uomo passa per il prossimo.

Pavel Nikolaevič Evdokimov , Le età della vita spirituale