San Bernardo torna frequentemente sull’idea dei “tre avventi” di Cristo. Il primo è quello con il quale è entrato nel mondo, dopo aver ricevuto la natura umana nel seno della benedetta Vergine Maria. Il terzo è l’Avvento che lo porterà nel mondo alla fine del tempo per giudicare i vivi e i morti o piuttosto per rendere manifesto il giudizio che gli indifferenti hanno voluto far ricadere su se stessi rifiutando di accogliere il suo amore e la salvezza, e che gli eletti hanno accettato dalle mani della sua misericordia.

Il primo Avvento è quello nel quale egli viene a cercare e a salvare ciò che era perduto. Il terzo è quello nel quale egli viene per trarci a sé. Il primo è una promessa; il terzo è il suo adempimento. (…)

I tre Avventi di Cristo sono la realizzazione completa della pasca Christi. Ma finora abbiamo parlato esplicitamente soltanto del primo e del terzo. Il secondo è, in un certo senso, il più importante per noi. Il “secondo Avvento” – per mezzo del quale Cristo è presente adesso nelle nostre anime – dipende dal nostro attuale riconoscimento della sua pascha, o transitus, il passaggio di Cristo attraverso il mondo, attraverso le nostre stesse vite.

Meditando l’Avvento passato e l’Avvento futuro, impariamo a riconoscere l’Avvento presente, che si situa in ogni momento della nostra vita di pellegrini terreni. Raggiungiamo la consapevolezza del fatto che ogni momento del tempo è un momento di giudizio, che Cristo sta passando e che noi siamo giudicati dalla maggiore o minore coscienza di questo suo passaggio. Se ci uniamo a lui e ci mettiamo in cammino, con lui, verso il suo regno, il giudizio diventa salvezza per noi. Ma se lo trascuriamo e se lo lasciamo andare oltre, la nostra indifferenza diventa la nostra condanna.

La meditazione sul primo Avvento ci dà la speranza nella promessa che ci è stata fatta. Il ricordo del terzo serve a tener vivo il timore di non essere in grado di vedere adempiuta questa promessa. Il secondo Avvento, il presente, posto fra questi due termini estremi, diventa necessariamente un tempo di angoscia, un tempo di conflitto fra il timore e la gioia. Ma com’è salutare questa lotta, che termina nella salvezza e nella vittoria perché purifica il nostro intero essere!

Il medius Adventus, nonostante ciò, è tempo più di consolazione che di sofferenza, se riflettiamo che anche in esso Cristo viene realmente a noi,ci dà realmente se stesso perché, nella speranza, possediamo già il cielo.

“Questo secondo Avvento è la via che noi percorriamo per passare dal primo al terzo. Nel primo, Cristo era la nostra redenzione, nell’ultimo ci apparirà come nostra vita. In quello presente, mentre dormiamo nella nostra eredità, egli è il nostro riposo e la nostra consolazione” (Serm. V de Adventu, 1).

In questo “sonno” non c’è però alcuna idea di inattività. Indubbiamente può significare quiete, oscurità e vuoto per la nostra attività naturale. Ma in questa “oscurità” Dio viene a noi e opera misteriosamente dentro di noi in spirito e verità, per far sì che il frutto della sua opera diventi manifesto nel terzo Avvento, quando egli verrà in tutta la sua maestà e in tutta la sua gloria.

Thomas Merton, Stagioni liturgiche.