Ogni cosa che muore, come ogni cosa che comincia a vivere nella morte, è un aspetto della Pasqua.

Le donne sull’albeggiare, quando nessun discepolo vi pensa, s’avviano con gli aromi verso il sepolcro per imbalsamare Gesù, omaggio pietoso verso un perduto amore, ultima testimonianza di una fede che la morte aveva cambiato in ricordo.

A nessuna delle tre mentre camminano verso il sepolcro, canta il cuore, sia pure celato, l’alleluia della grande speranza,: nessuna osa guardare al di là della tomba.

La pietra non era per esse l’ostacolo alla vita, ma l’impedimento per l’ultima devozione alla morte.

Nessuna voce lo chiama dal di qua: nessun grido lo invoca: neanche la Maddalena che pur non avrebbe dovuto dimenticare le certezze affermate dal maestro sulla tomba di Lazzaro.

Tutti avevano bisogno di vita e nessuno si appellava al Vivente. La morte era più sigillata nei cuori che nel sepolcro.

L’alleluia è nato spontaneamente dall’infinita bontà del Signore, che invece di guardare alla nostra mancata attesa, pose il suo sguardo pietoso sul nostro bisogno di vita, come sulla croce per amare fino alla fine aveva guardato coloro per i quali moriva, non quelli che lo facevano morire.

La Pasqua si ripete. Il nostro sacramento pasquale è ancora una volta un atto di pietà, come se il Signore avesse bisogno di piccole pietà.

I morti vogliono la pietà; il Vivente l’audacia. “Non vi spaventate. Voi cercate Gesù. Non è qui. Questo è il luogo dove l’hanno deposto” (Mt 28, 5-6).

Le nostre civiltà, le nostre culture, le nostre tradizioni, le nostre grandezze, perfino le nostre basiliche possono essere divenute il luogo dove gli uomini di un tempo lo avevano deposto.

Il comandamento è un altro: “Andate a dire ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede” (Mt 28,7). Dove? Dappertutto: in Galilea e in Samaria, a Gerusalemme e a Roma, nel Cenacolo e sulla strada di Emmaus…Ovunque l’uomo pianterà le sue tende, farà la sua giornata di fatica e di avventura, spezzerà il suo pane, costruirà le sue città, piangendo o cantando, sorridendo o imprecando.

“Egli vi precede”. Questa è la consegna della Pasqua. E se, alzandoci dalla tavola eucaristica, avremo l’animo disposto a tenergli dietro ove egli ci precede, lo vedremo, come egli disse.

Primo Mazzolari, La Pasqua.