Il nuovo DPCM ha emesso delle restrizioni per arginare la seconda ondata della pandemia chiudendo ad esempio palestre, teatri, sale bingo e altri luoghi di socialità, imponendo restrizioni a ristoranti, bar, pub, circolazione, tenendo in presenza la scuola primaria e favorendo l’a distanza per quella secondaria. Subito si è avviato il dibattito se ci si contagia di più in un teatro o in un ristorante oppure se ci si contagia nelle scuole superiori perché sarebbero preservate quelle elementari e medie, si va anche a analizzare quanti lavoratori e imprenditori vi sono nel settore della ristorazione e quanti in quello del turismo e i danni nel settore del divertimento e in quello della cultura. Il tutto per determinare la bontà e la “giustezza” della scelta. La ratio che c’è dietro il DPCM può essere riassunta così: Teniamo insieme economia e salute tutelata in questa pandemia con i mezzi che abbiamo imparato a conoscere mascherina, igiene e sanificazione, distanziamento fisico. Non messi in pratica o osservati in maniera disinvolta si è arrivati al “Restate a casa il più possibile” e, siccome lasciato alla libera iniziativa dei singoli non funzionerebbe, allora col decreto si scoraggiano i movimenti e gli assembramenti con le misure adottate. E come si è visto fioccano le polemiche, le recriminazioni, la critica sui ritardi e le inadempienze e sfugge a mio parere il fallimento più grande che come singoli e società abbiamo compiuto: lasciati alla nostra LIBERA iniziativa abbiamo fallito, siamo dovuti arrivare al punto che lo Stato decidesse, per il bene comune, quali misure adottare per non farci ammalare perché da soli non ci siamo riusciti…Triste! Perché questo?

Mi ha dato modo di rifletterci un corso di morale che ho tenuto nei giorni scorsi per alcuni catechisti della diocesi. Ovviamente nel corso non potevamo non affrontare il tema della Libertà e ci siamo resi conto che finché essa la si identifica solo con la libertà di scelta abbiamo una esperienza ingannevole di essa: se devo scegliere tra morire accoltellato o fucilato ciò non mi rende libero in quanto il bene per me è vivere! E allora perché ci fissiamo sulla libertà di scelta? Perché nella vita reale la libertà è, come tutte le cose umane, finita, limitata, non assoluta, possibile in opzioni determinate e addirittura quando sono troppe il nostro libero arbitrio si paralizza. Che cosa allora ci rende più liberi davanti a quelle opzioni che saranno e rimarranno sempre limitate? Che esse si confacciano al nostro bene integrale sia singolo che di comunità perché non viviamo come individui isolati ma come persone in relazione. Cade così la tendenza a focalizzarsi solo sull’aspetto economico che ci porta a valutare in termini di denaro e profitto beni quali arte e cultura, sbiadisce il concetto “la libertà mia arriva dove finisce la tua”, confini sempre molto labili da determinare che si trasformano spesso in muri e recinzioni edificati dai più forti. La mia libertà è quella che si esprime nelle migliori condizioni che predispongono alla crescita della mia persona e degli altri con me perché avendo appunto a che fare con condizioni non può non riguardare anche la società o avvenire a spese di altri perfino non umani.  La libertà è dunque la capacità di conoscere, scegliere e compiere il bene facendo realisticamente i conti con la nostra contingenza e che ci spinge ad attuare non qualunque bene ma il migliore possibile in quelle determinate circostanze sia per il bene del singolo che della comunità in modo da avere sempre le migliori condizioni che ci mettano in grado di scegliere tra maggiori possibilità di bene e non tra un bene o un male. Troppo filosofico?

Se ci fossimo divertiti con le mascherine quest’estate, saremmo oggi a questo punto? Ma come si fa a divertirsi con le mascherine? Si diventa creativi trovando nuovi modi invece di perseverare in comportamenti che mal si adattano a una situazione radicalmente cambiata e che per molto tempo non tornerà come quella di prima anzi probabilmente non ci tornerà proprio anche con il vaccino! Secondo molti esperti dovremmo abituarci alle pandemie visto che l’ecosistema è stato sconvolto e i virus migrano più facilmente dal regno animale a quello umano! Anche a tal proposito quando faremo le scelte migliori al riguardo e non quelle che ci convengono solo economicamente o commercialmente e che tutelano i “i nostri interessi strategici”? Se si fossero fatte il più possibile le scelte migliori si rischierebbe oggi di dover scegliere chi curare e che chi no, chi salvare e chi no?

Il modo e che cosa scegliamo rivela quello che siamo e determina la “tendenza” del nostro progetto di vita e di società, li modella e li plasma nella misura del possibile, limitata sì ma è comunque una misura importante se un battito d’ali in Cina può provocare una tempesta in America…….e in questa pandemia abbiamo scoperto quanto ciò sia vero!

Se ci rendessimo conto di tutto questo avremmo una valutazione più aderente alla realtà dei fatti e di conseguenza beni dello spirito quali arte e cultura non avrebbero più bisogno di essere valutati economicamente per avere un peso nella società ma basterebbe realizzare che essi ci aiutano a costruire condizioni migliori per essere tutti più liberi e responsabili delle nostre vite e di quelle degli altri.

“La vita non è aspettare che passi la tempesta ma imparare a danzare sotto la pioggia!” diceva il Mahatma Gandhi……..DANZARE………. e la danza è un’ ARTE!

Freedom and choices

The new DPCM has issued restrictions to stem the second wave of the pandemic by closing, for example, gyms, theaters, bingo halls and other places of sociality, imposing restrictions on restaurants, bars, pubs, circulation, keeping primary school in attendance and promoting remote for the secondary one. The debate immediately began whether we are infected more in a theater or in a restaurant and if we are infected in high schools why elementary and middle schools would be preserved, and also it analyses how many workers and entrepreneurs are in the sector of catering and how many in that of tourism and how many damages in the entertainment and culture sectors in order to determine the goodness and “rightness” of the choice. The rationale behind the DPCM can be summed up as follows: Let’s keep economy and health together, expecially health assured in this pandemic with the means we know very well by then such as using masks, washing hands and sanitation, physical distancing. Not put into practice or observed in a nonchalant way, we have reached the the point “Stay at home as much as possible” and, since left to the free initiative of individuals it would not be observed a decree was needed to discourage circulation and gatherings. Controversies, recriminations were expected, criticism of delays and defaults too but, in my opinion, the biggest failure we have made as individuals and society escapes: left to our FREE initiative we have failed, we had to reach the point that State would decide, for the common good, what measures to observe to avoid making us sick because we have not succeeded alone… Sad, so sad! Why this?

A moral course I held in recent days for some catechists of the diocese gave me the opportunity to reflect on it. Obviously we could not help but deal with the issue of Freedom and we realized that as long as it is identified only with the freedom of choice we risk to have a deceptive experience of it: if I have to choose between dying stabbed or shot I’m not really free because my good is being alive! So why do we focus on freedom of choice? Because in real life freedom is, like all human things, finite, limited, not absolute, possible in certain options and when there are too many ones our free will is paralyzed. What then makes us more free in choosing options that will always be remain limited? That they are suited to our individual and common good because we don’t live as isolated individuals but as persons in relationship. Thus the tendency to focus only on the economic aspect that leads us to evaluate in terms of money and profit goods such as art and culture falls apart and the concept “my freedom goes where yours ends” fades too, because they are always very blurred boundaries to be traced which often turn into walls and fences built by the strongest. My freedom is that which is expressed in the best conditions that allow my personal growth and that of others toghether with me and as we deal with conditions it concerns society and takes place not at the expense of others, even non-human ones. Freedom is therefore the ability to know, choose and do good by realistically dealing with our contingency and which pushes us to implement not just any good but the best possible one in those given circumstances both individual and of the whole community in order to always build the best opportunities allowing people to choose between greater possibilities of good and not between a good or an evil one. Is it too philosophical?

If we had fun with masks this summer, would we be at this point today? But how can you have fun with masks? We have to become creative by finding new ways in enjoying ourselves instead of persevering in behaviors badly fit to a radically changed situation and which will remain the same for a long time more, even with the vaccine! According to many experts, we should get used to pandemics as the ecosystem has been disrupted and viruses migrate more easily from the animal kingdom to the human one! Even in this regard, when will we make the best choices and not those that suit us only for economical or commercial purpose and that protect “our strategic interests”? If the best choices were made as much as possible, today there would be the risk of choosing who to treat and who not, who to save and who not?

How and what we choose reveals who we are and determines the “tendency” of our life and society project, shapes them as much possible, in a limited way but it’s still an important one if a flapping of wings in China can cause a storm in America ……. And in this pandemic we have learned how true it is!

If we realize all this we would have an evaluation more in line with the reality of the facts and spiritual goods such as art and culture would no longer need to be evaluated economically to have a weight in a society but it would be enough to realize that they help us to build better conditions for being all freer and more responsible for our own lives and those of others.

Mahatma Gandhi said: “Life isn’t about waiting for the storm to pass. It’s about learning how to dance in the rain!”……… DANCING … ……. and dance is an ART!