Nel mio cazzeggio su internet, alzi la mano il bugiardo che non lo fa, mi sono imbattuto in questo incipit salace e ironico di un articolo di Guia Soncini su Linkiesta “La mia intimità è stata violata. Hanno abusato di me. Hanno ferito la mia sensibilità di donna, di donna riccia, di donna sofferente di couperose. È successo ieri mattina, è un fatto gravissimo e la società deve tutelarmi, i tribunali devono intervenire, la vita mi deve delle scuse.”

Nel leggerlo non smettevo di ridere, non solo per la perizia stilistica dell’autrice ma perché ravvisavo effettivamente in quelle parole un atteggiamento diffusissimo intorno a me ma può darsi che frequento persone sbagliate o compagnie bislacche o mi trovo in una parte dell’orbe terraqueo che vive così: A ogni fatto gravissimo, ovviamente a proprio insindacabile giudizio, “la società deve tutelarmi, i tribunali devono intervenire, la vita mi deve delle scuse.”

Tutti sono in debito con la vita, tutti hanno subito torti o traumi che devono essere compresi, condivisi, riparati, superati e rielaborati. Ed è in questi casi che la mia fede nel Paradiso si rafforza e si conferma perché constato che molti ci vivono veramente, camminano in una valle verde e rincasano in un mulino bianco cullati dal ruscello che fa girare la ruota per le macine che producono panbauletti già nel cellophane! Per i genitori che vivono in questo Paradiso pubblicitario se il proprio rampollo (secondo la neolingua qui ci vorrebbe l’* ma a causa dei miei esami universitari di linguistica e su pronunciamento della Crusca uso ancora il maschile non marcato estensivo!), capita in un gruppo di catechismo in cui non c’è nessun amichetto (nella neolingua dovrebbe essere amichett*) eh lo dobbiamo spostare, mica può sentirsi solo! Metti che impari a fare amicizia con gli altri bambini che non conosce e non sono della stessa cerchia! Che debba sforzarsi per sviluppare strategie comportamentali nuove per farsi accettare dai propri pari e accettare altri bambini fino ad allora sconosciuti! Per questo ci sono, devo ammettere, i progetti scolastici di socializzazione, senza conflitti e sforzi, ovviamente per rapporti paradisiaci in un eden dove non c’è bisogno di saper leggere e scrivere correttamente e far di conto! Devo vedere su Google Playstore se c’è un’app per gestire le iscrizioni al catechismo che utilizzi l’algoritmo di Facebook e Instagram che ti mette sempre sotto gli occhi le cose e le persone che ruotano intorno ai tuoi interessi, che sono nella tua comfort zone, in modo da non avere gruppi di catechismo mobili fino Natale, se va bene!

Come vedete mi sto impegnando molto per aggiornarmi e vivere in questa nuova cultura social e politically correct in modo da rendere presentabile il mio ruolo, c’è un ruolo più impresentabile di quello del prete? Sì forse quello del serial Killer! Vedete come ho imparato bene a fare la vittima? Pardon #victimblaming! Ah ragazzi un anno di social fa miracoli! E sto solo su IG pensate se fossi pure su FB!