La situazione afghana ha richiamato l’attenzione dell’opinione pubblica e ci ha lasciati basiti su come i talebani abbiano potuto riprendere il potere senza colpo sparare. Anni di addestramento militare, di formazione attraverso progetti culturali e di cooperazione internazionali non sono serviti ad opporsi all’avanzata di un regime dittatoriale. Verrebbe da dare ragione a Biden sul non sprecarsi tanto a difendere un popolo che non vuole difendersi da sé! Ma dopo la prima fase dovuta all’incredulità è venuto lo sgomento suscitato dalle immagini provenienti da Kabul. Assalti agli aerei in partenza, uomini aggrappati alla carlinga di un aereo che terminano il loro volo in caduta libera sull’asfalto, donne che lanciano bambini ai soldati oltre il ferro spinato pur di portarli in salvo, altre che si rimettono il burka per paura, altre che sfidano le milizie talebane a viso scoperto, uomini stipati negli aerei cargo. Tutto questo suscita indignazione e iniziano le analisi. Venti anni e milioni di dollari buttati al vento, non si esportano valori come la democrazia, si rispolverano i motivi della lotta contro il terrorismo e Bin Laden, si parla della ferocia dei talaebani specialmente sulle donne. Si toccano anche gli enormi interessi economici che giocano su quello scacchiere geopolitico rincorsi dalla Russia e dalla Cina. Si teme l’ondata dei profughi e si corre ai ripari più per non esserne travolti che per questioni umanitarie.

E ci se ne interessa tanto perché siamo a fine estate e non ci sono notizie “nostre” capaci di eclissare la situazione afghana ma possiamo star certi che alla ripresa dei programmi di punta della stagione televisiva e al primo scandaletto gossipparo o politico torneremo ad occuparci delle piccinerie nostre, della nostra dittatura sanitaria, delle nostre libertà violate dal green pass, del controllo vaticano della società, dell’uso dello schwa e degli asterischi per scofiggere il sessismo della lingua italiana, del non poter prendere un aereo per raggiungere località esotiche in sicurezza o fare aperitivi e movide al termine di giornate e settimane stressanti di lavoro.

Io che ho conosciuto l’Afghanistan dopo l’11 settembre e attraverso i romanzi di Khaled Hosseini ho riconosciuto i volti dei personaggi de E l’eco rispose nei servizi che rievocavano la Kabul degli anni prima della guerra, quelli de Il cacciatore di aquiloni in quelli smarriti degli abitanti dell’attuale Kabul e in quelli gelidi dei Talebani con in braccio i kalashnikov ma soprattutto ho riconosciuto i volti di Mariam e Laila di Mille splendidi soli in quello della ragazzina che attraverso un video, in lacrime, diceva che la storia si sarebbe dimenticata di loro. Mentre vedevo quel video e mi guardavo intorno, al mare, sotto l’ombrellone, non potevo che darle ragione. Ci dimenticheremo di lei come ci siamo dimenticati dell’Iraq, della Siria, del Rwanda, degli haitiani colpiti dal terremoto nel 2010 e mai ripresisi e già ci stiamo dimenticando di quelli colpiti da quello di qualche giorno fa ma del resto ci siamo dimenticati anche di quelli italiani! Sotto l’ombrellone con un gelato in mano ci commuoviamo e ci indignamo ma fra qualche giorno non c’importerà più di quella ragazza, della sua sorte e dei suoi sogni. Forse ce ne ricorderemo fra qualche mese davanti a una fetta di panettone e manderemo un sms per una raccolta fondi, forse due se saremo in qualche zona colorata, ma durerà lo scintillio di un led come il riflesso di questo sole estivo sul mare increspato.