Purtroppo la “creatività della “fede” sia dei pastori che dei laici sta spopolando e dilagando a suon di click!

Proibiti gli incontri personali si è ricorsi ad Internet e per molti sembra la panacea a tutti i mali e anche una rivincita dello stesso web sulla vita di fede comunitaria.

Catene di sant’Antonio con promesse di miracoli, video strappalacrime con immagini devozionali e profezie di santi i più sconosciuti possibili, catechesi apocalittiche, rosari sui balconi tra un Inno di Mameli e un Azzurro, consacrazioni di persone, città, frutti e fiori al santo del devoto di turno, inondano il web spesso da parte di zelanti devoti con l’intento di aiutare a pregare, sostenere nella fede se non addirittura convertire!

Una rivincita del web anche sulla liturgia.

Sto facendo l’esperienza della messa in streaming sulla scia del trovare un #modo#pastorale#per–essere-vicini#ai-propri#parrocchiani in questo momento di distanziamento sociale.

Già nel celebrare sine populo si avverte che c’è un corto circuito e il farlo a favore di telecamera, almeno a me, complica le cose!

Mi sono reso conto di quanto siano appropriate le norme per la ripresa televisiva della messa! Bisogna riprendere un atto di culto reale, in un luogo reale quindi non una chiesa ricostruita in uno studio televisivo, con un’assemblea di fedeli vera e non un pubblico scelto, perché è proprio l’assemblea, costituita dai fedeli laici e dal presbitero che la presiede, che celebra l’Eucaristia! I fuochi liturgici devono essere ben distinti e tali che evidenzino le due mense della Parola e dell’Eucaristia e i gesti liturgici devono essere propri di tutti gli attori della liturgia al fine di rendere fruttuosa, viva e reale la partecipazione che viene trasmessa “a casa”. In parole povere esse prescrivono di riprendere e trasmettere una messa vera e che si celebra normalmente, anche in maniera solenne, ma quando arrivano le telecamere la normalità e la verità di solito saltano. Me ne sono accorto sia le volte che ho partecipato a messe trasmesse via etere sia guardandole in TV: né un bambino che piange, nessuno che sbadiglia, nessuno fuori posto, omelie contenute, canti impeccabili, coristi e chierichetti tirati a lucido……..perché “Il medium è il messaggio”, è il mezzo di comunicazione che detta le regole, che MEDIA la fruizione: ci vuole più luce sennò la ripresa risulta buia, se non sei truccato sembri più pallido, se non sei microfonato non ti senti bene, se sottolinei un gesto, efficace per un’assemblea a una certa distanza, risulti artefatto ed esagerato in un primo piano, insomma con la telecamera se sei reale risulti finto!

Se si corre questo rischio con i potenti mezzi televisivi a disposizione dei grandi network e del servizio pubblico, con tanto di consulenti liturgici e registi formati ad hoc, figuriamoci a cosa ci si riduce con i “potenti” mezzi di Facebook e Youtube……il diventare social è inevitabile perché tali media sono social!

Infatti bisogna scegliere una inquadratura adatta che renda visivamente e consenta un buon audio, così, spesso, tutto il racconto è narrato nell’unico spazio dell’inquadratura fissa e, secondo il noto principio televisivo “Ciò che non si vede non esiste”, la liturgia ne risulta impoverita e stravolta, affidata di fatto solo al primo piano del celebrante o al campo lungo della chiesa! Oltre tutto questo, in tempo di coronavirus, si celebra pure senza popolo, solo a favore di telecamera! In un contatto immediato che non c’è se non dato dai pollicini in su e cuoricini che volano durante la diretta streaming o i “Grazie don!” e “Don non si sente bene!” che certo non aiutano a celebrare con disinvoltura, almeno me,  perché in aggiunta devi farti acclamazioni e risposte, tutto da solo, in pratica te la canti e te la suoni e la tentazione “Caffeuccio” o “Col cuore” alla D’Urso, specialmente a fine celebrazione, è forte!

Certo la messa “vale”, ma per chi la celebra però! Per chi vi assiste da casa rimane un “conforto spirituale” e si è a posto col precetto domenicale, scrupolo dei più delicati di coscienza, non perché si assiste alla messa ma perché si è impossibilitati a parteciparvi di persona.

Già! La partecipazione di persona! È la presenza reale di Cristo nella liturgia e quella reale del fedele che rende vero l’incontro e trasformante la liturgia! Alla messa si partecipa non vi si assiste, come succede dalla TV, per quanto devotamente lo si faccia!

Certo la celebrazione della messa in streaming porta conforto in questo momento eccezionale e difficile! Certo si dovrà magari anche riflettere a livello teologico-liturgico su questa modalità esperienziale virtuale sempre più diffusa e pregnante della vita contemporanea e che caratterizza soprattutto quella dei millenials, nativi digitali! Ma oggi bisogna essere vigilanti! E discernere…..

Si fa zapping fra i profili per determinare l’auditel delle varie dirette indicizzati dal numero delle visualizzazioni! Si leggono i commenti per “migliorare” il servizio o “modestamente” per verificare la performance pastorale o l’indice di gradimento! E non si intravede il rischio che, passato questo momento, non si capisca più il perché  del continuare a celebrare in chiesa visto che abbiamo lo “smart celebrating”! Il perché tornare alle barbose celebrazioni in parrocchia quando abbiamo sperimentato la “flash mass” sui balconi o il perché andare all’Adorazione quando si può sbandierare il Santissimo a destra e a manca per le strade e davanti casa di ognuno! Il perché fare le processioni insieme con la statua della Vergine o del santo patrono quando il prete può caricarseli da solo sull’apetta o una carriola e magari  aggiungervi un crocifisso e urlare “Donne! È arrivato il Santino!” per le strade!

L’hanno definita “Creatività pastorale”! Anche i vaticanisti più accreditati, facendo rimbalzare questi esempi in TV, ma attenzione sono Vaticanisti, si occupano del Vaticano, non è detto che siano Ecclesiali! E si propone anche per la vita ecclesiale il dilemma del palinsesto televisivo: Diamo quello che il pubblico, per noi i fedeli, vuole o il pubblico si accontenta di quello che gli diamo?

Grazie a Dio ci sono sacerdoti che in questi giorni vivono il loro ministero e laici che svolgono il loro lavoro e volontariato con fede che crea e ricrea, a volte fino alla morte!

Ci sono dottori e infermieri che oltre a svolgere la loro professione in maniera deontologica lo fanno anche con spirito e abnegazione cristiani. Ci sono sacerdoti che vincono le loro paure umane, molto umane, e portano olio santo e conforto a un morente con il timore di contagiarsi e contagiare un famigliare. Ci sono quelli, laici e consacrati, che stanno vicino e al servizio di chi è solo e dimenticato, invisibile anche in questi giorni che non c’è nessuno per strada, o passano ore al telefono o sul cellulare a messaggiare per dare conforto e speranza a chi è disorientato, che fanno la spesa o offrono il loro aiuto a chi è in difficoltà. Ci sono poi quelli che pregano…… anche con le parole …….e quelli che muoiono semplicemente come cristiani, laici o consacrati che siano!

Saranno questi che non ci faranno sentire confusi e ridicoli quando tutto questo finirà!

Ci vergogneremo un giorno di questi “click di celebrità” ……..

forse…….

un giorno…..

non oggi……

Purtroppo.