In un tempo in cui si vedono preti che ballano Mamma Maria durante la celebrazione dei matrimoni tanto da far andare in visibilio la D’Urso o che aspergono i fedeli con un nebulizzatore per le piante, droni che portano ostensori sull’altare, omelie su overboard, tre preti che cantano come i tre tenori, a un livello più alto fra Massimiliano che fa concerti e incide per la Deutsche Grammophon, e qualche anno fa suore che sfilavano in passerella francamente mi ha sorpreso molto leggere tutte queste polemiche su suor Cristina che partecipa a Ballando con le stelle, sulla opportunità o meno di questa partecipazione e sulla validità di questo tipo di annuncio. A mio avviso le parole di san Paolo ai Filippesi possono chiudere l’argomento: “Che importa? Comunque sia, con ipocrisia o con sincerità, Cristo è annunciato; di questo mi rallegro, e mi rallegrerò ancora” (Fil 1,18).

Quello che mi fa riflettere è il racconto che si fa del vivere cristiano o del cattolicesimo in TV. Certo il linguaggio stesso del mezzo televisivo non permette sfumature, ad esso occorre semplificazione, contorni netti che favoriscano identificazioni chiare e distinte e abbisogna di una certa dose di spettacolarità per interessare e intrattenere per cui al medium stesso non sono congeniali pause, ritmi o prospettive plurime congrui per la riflessione.

Anche questo ci sta: se vai in TV è questo il linguaggio, più o meno modulato, che devi adottare e se lo sai parlare bene, padroneggi la situazione, sennò annaspi. Ed ecco allora che il racconto che ne esce in televisione del cristianesimo e del cattolicesimo in particolare è quello di un mondo conservatore se non retrogrado, moralizzatore, intransigente oppure, a seconda delle esigenze di palinsesto, buonista, spirituale del genere “A tu per tu col mio Gesù” e “La mia vita è cambiata sulla via di Damasco quando ho incontrato… (aggiungi il nome del movimento, associazione o guru di turno)” con quel pizzico di finta pruderie o prodigioso che condisce il tutto.

La partecipazione di suor Cristina a Ballando rientra in questi canoni a mio modo di vedere…. “Niente nuovo che avanza” per dirla con Lo Stato sociale….e Rai 1 per mission non ha certo la novità o la sperimentazione nei propri palinsesti ma anzi il consolidato, il liturgico televisivo per eccellenza!

E’ questo che è un po’ fastidioso: far passare una partecipazione di questo tipo come un novum sia nei modi sia nei contenuti: La nuova Chiesa al passo coi tempi! Gli orizzonti nuovi della Chiesa dei tempi moderni!

Dalla mia esperienza vedo che il nuovo nella Chiesa, come nella moda, nella musica e in genere nei fenomeni artistici, viene dalla strada, dalla vita di tutti i giorni di quei fedeli e di quei pastori che insieme provano a rintracciare alla luce della Parola e nella vita comune le strade che lo Spirito chiede di percorrere dietro al Cristo per vivere il disegno di Dio rispondendo alle sfide della contemporaneità. Un esempio al tal riguardo è quello dei tanti divorziati risposati o fedeli in situazioni “irregolari” che nei decenni passati, mentre in TV se ne parlava e sparlava, riducendo tutto a comunione sì e comunione no, hanno perseverato nella fede all’interno delle comunità parrocchiali e ai pastori che li hanno accolti e con loro riflettuto sulla loro esperienza spirituale, anche con la sofferenza e il disagio nel cuore per la disciplina allora vigente che non rispondeva ai loro bisogni e non leggeva la loro esperienza di Dio, fino a maturare una nuova linea pastorale per tutta la Chiesa.

Sì il nuovo dello Spirito soffia in questa dimensione di fede quotidiana della comunità ecclesiale e quando il risultato di questo vissuto arriva su Rai 1 ci sono già nuove sfide da affrontare…..altrove!

Video: Rita Dell’Aquila