Come sarà questo Natale? Tutti ce lo chiediamo nell’incertezza dei tempi che viviamo. Facciamo anche fatica ad immaginare i vari scenari: cene a numero chiuso o con solo determinati parenti, con regali o senza regali, sulla neve o chiusi in casa, con botto o senza botto. Si dolgono tutti sia chi si lamentava di dover passare ogni anno le feste con i soliti “tuoi” e sia chi invece quest’anno sarà proprio costretto a passarle con loro. C’è chi si azzarda con spirito natalizio indomito ad augurarsi un Natale più spirituale visto che si dovrà ridurre lo shopping o mancheranno le occasioni di socializzazione e per mancanza di obbligo di divertirsi ed essere felici ma si può sempre ovviare con acquisti on line da far spedire direttamente agli interessati o buoni-regalo digitali, lo si faceva pure prima in verità, e così mi viene da pensare che augurarsi un Natale spirituale in un mondo consumistico è come augurarsi di essere “poveri in spirito” secondo la trita e triste interpretazione del detto evangelico che si possono avere tanti beni basta esserne distaccati: mai incontrato nella mia vita un povero di tal fatta, specialmente credente!

Tutti aspettiamo un Natale “come prima” di cui ogni anno ci siamo lamentati e addirittura “Il Natale di prima” è già entrato nelle categorie del rimpianto e della nostalgia suggellato dall’aforisma “Le cose semplici si apprezzano quando si perdono”!

Il ridicolo è che lo facciamo anche noi cristiani a cui ogni anno la sapienza millenaria della liturgia ci fa vivere un tempo forte come l’Avvento! Un tempo di grazia e rinnovamento, questo sicuramente spirituale, per prepararci al Natale sì ma non al compleanno di Gesù! Celebriamo il ricordo della sua nascita in quanto VENUTA del Signore celebrata come mistero di Incarnazione ma al contempo siamo spronati ad attendere la sua Parusia cioè la sua VENUTA alla fine dei tempi e sfidati ad incontrarlo e riconoscerlo nella sua VENUTA misteriosa e sorprendente nella nostra quotidianità. Il tempo forte dell’Avvento ci prepara proprio ad attendere la VENUTA del Signore risorto celebrata (ogni VENUTA) nel Natale, una venuta sempre sorprendente, sempre nuova, mai uguale, mai dunque “come prima”. È il tempo che ci allena al futuro, alla novità proprio perché incontriamo Colui che fa “nuove tutte le cose” ( Ap 21,15): il Signore risorto, il VENIENTE! (Ap 1,4; 1,8; 4,8). Rischiamo di fallire in questo incontro proprio perché il “Come prima”, lo schema degli schemi, non ce lo fa riconoscere, Lui che è sempre nuovo e ha sempre nuovi modi per venire e per incontrarci e i racconti dei vangeli dell’infanzia sono lì ad ammonirci (Mt cap 1-2; Lc cap 1-2): incontri riusciti nella sorprendente quotidianità per chi aveva un animo aperto, fallimento e ostilità per gli animi chiusi. Mai come quest’anno il tempo di Avvento potrebbe rivelare il suo significato mistagogico e assolvere alla sua funzione!

Ma noi teniamo duro ché torneremo a fare festa nei locali per uscirne storditi e annoiati più di quanto vi eravamo entrati, teniamo duro ché torneremo ai cenoni coi “parenti serpenti” di monicelliana memoria, teniamo duro che torneremo a fare shopping per trovare regali di circostanza a prezzi stracciati, teniamo duro ché torneremo a viaggiare per non pensare o continuare a pensare agli stessi problemi in luoghi esotici e anche noi più addetti ai lavori teniamo duro chè torneremo a sentire le urla delle catechiste  nelle aule per tenere buoni, da brave baby sitter a uffa, bambini ormai stanchi di scuola e attività alla fine della settimana, teniamo duro ché torneremo a minacciare gli adolescenti che non faranno la cresima e così svanirà l’opportunità di avere l’ultimo smartphone di grido dal padrino o dalla madrina scelti ad hoc, teniamo duro ché torneranno “fedeli”, “credenti” e tanti religiosi con qualche indifferente e ateo al seguito a chiederci servizi religiosi come al supermercato, teniamo duro ché presto…..magari non troppo presto, ma sicuramente appena possibile, tutto tornerà come prima! Ah……non vedo l’ora!

Ah the old Christmas!

What will this Christmas be like? We’re all wondering about it in the uncertainty of the times we’re living in. We also find it hard to imagine the various scenarios: dinners with limited number of persons or with only certain relatives, with presents or without gifts, in the snow or closed at home, with or without fireworks. Everyone mourns both those who complained of having to spend Christmas holidays with the usual “your loved ones” every year and those who will be forced with them this year. There are those who dare, with an indomitable Christmas mood, to wish a more spiritual Christmas since shopping will have to be reduced or there will be no opportunities for socialization and expecially for the lack of obligation this year to have fun and be merry even if people can always buy online and send parcels directly to the interested parties or give digital gift vouchers, as already people did last years, so I think that wishing a spiritual Christmas in a consumerist society is like wishing to be “poor in spirit” according to the trite and sad interpretation of the Gospel saying that you can have so many goods but be detached from them: I have never met such a poor person in my life, especially a believer!

We all look forward to a Christmas “like before” that we complained about every year and even “The old Christmas” has already entered the categories of regret and nostalgia sealed by the aphorism “Simple things are appreciated when they are lost”!

The ridiculous is that even we Christians do it too, we who every year the millennial wisdom of the liturgy makes us live a Tempo forte like Advent! A time of grace and spiritual renewal to prepare for Christmas but not for Jesus’ birthday! We celebrate the memory of his birth as the COMING of the Lord celebrated as the mystery of Incarnation but at the same time we are encouraged to await his Parousia, that is his COMING at the end of time and we are challenged to meet and recognize him in his mysterious and surprising COMING in our daily life. The Tempo Forte of Advent prepares us precisely to await the COMING of the risen Lord celebrated (every COMING) at Christmas, a coming that is always surprising, always newnever the same, therefore never “like before”. It is the time that trains us to future, to novelty precisely because we meet the One who makes “all things new” (Rev 21:15): the risen Lord, “Who is to come”! (Rev 1,4; 1,8; 4,8). We risk failing in this meeting precisely because the “like before”, the scheme of schemes, doesn’t make us recognize him, He who is always new and always finds new ways to come and meet us and childhood Gospels’ stories are there admonishing us (Mt chap 1-2; Lk chap 1-2): successful encounters in surprising everyday life for those who were openminded, failure and hostility for closed souls. Never as this year the time of Advent could reveal its mystagogical meaning and fulfill its function!

But  let’s hold on because we will return to parties in clubs coming out more stunned and bored than we had entered, let’s hold on because we will return to dinners with the “serpent relatives” as in Monicelli’s movie, let’s hold on that we will go back shopping to find occasional gifts at rock bottom prices, let’s hold on that we will return travelling so as not to think or continue to be worried about the same problems in exotic places and even we insiders let’s hold on tight that we will return to hear the screams of the catechists in the classrooms to keep good, as good babysitters free of charge, children tired for school and activities at the end of the week, let’s hold on because we will return to threaten teenagers  they will not confirm and thus the opportunity to have the latest smartphone from the godfather or godmother ad hoc chosen will disappear, let’s hold on because “faithfuls”, “believers” and many religious will return with some indifferent and atheist in tow to ask us for religious services such as at the supermarket, let’s hold on because soon… ..maybe not very soon, but surely as soon as possible, everything will be like before! Ah ……. I can’t wait!