“Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea, e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli ….” Siamo nel Vangelo di Giovanni, il quale, dopo il prologo dedicato all’incarnazione e il riconoscimento di Gesù da parte di Giovanni come il Figlio di Dio, colui che toglie i peccati del mondo, apre il suo secondo capitolo con il primo miracolo di Gesù, conosciuto nei vangeli come “il principe dei segni”: il nostro amico Gesù comincia a parlare di fede, a raccontare la storia di un nuova salvezza per l’uomo non sul monte Sinai o nel deserto o ancora sul monte Sion, ma sceglie di farlo ad una festa di nozze. Il rapporto tra Dio e l’uomo ci viene raccontato come una meravigliosa ed eterna storia d’amore, in cui vediamo da un lato l’uomo sempre alla ricerca dell’aiuto e della compassione di Dio, e dall’altra un Dio che non giudica e non punisce, ma ama, ama e basta; è così nitida la certezza che il centro della nostra vita è lo stesso di Dio, l’Amore. Anche Maria partecipa alla festa, lei la donna dell’attesa, colei che ha dato corpo alla Gioia senza fine, lei, appare qui festosa e allegra ma soprattutto discreta e attenta: infatti è lei che si accorge che il vino all’improvviso è finito. “Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: – non hanno più vino- E Gesù rispose: – Che ho da fare con te o donna? Non è ancora giunta la mia ora- La madre dice ai servi: – Fate quello che vi dirà- ”  Il vino, in tutta la Bibbia è il simbolo dell’amore felice, quello tra uomo e donna, tra uomo e Dio: Maria sottolinea non hanno più vino e non non abbiamo  perché forse, come chi amorevolmente va incontro a chi ha bisogno di aiuto ci lascia intendere che, questa scena,  può essere il simbolo di tutti i momenti della nostra vita in cui vediamo cadere le  certezze, in cui respiriamo aria di tristezza, di paura, di non amore… ma Maria c’è, ci tende la mano e, noncurante della risposta del Figlio, (che qui quasi in tono di rimprovero la chiama DONNA, come farà con l’ultimo respiro di amore sotto la croce)si rivolge al popolo, qui rappresentato dai servi, lasciandoci quasi il suo testamento e dice FATE CIO’ CHE VI DIRA’: Maria ci consegna il modo per tornare a sperare e ci invita a fare nostra la Parola, il vangelo di Gesù, leggerla, capirla si, ma anche renderla operosa e concreta con il nostro vivere, dobbiamo fidarci di Lui e delle meraviglie che può compiere in noi se ci affidiamo a  Lui, se gli apriamo il nostro cuore.

Ed ecco le anfore diventano la nostra vita vuota che ha bisogno di essere riempita dall’amore di Dio, e in modo esagerato, fino all’orlo “E Gesù disse loro – Riempite d’acqua le giare- ; e le riempirono fino all’orlo.” I servi si fidano, fanno ciò che Gesù ha comandato, e attingendo acqua dall’interno esce un vino buonissimo, il più buono, per lo stupore di tutti. Come l’acqua si trasforma in vino per la fede dei servi, cosi dobbiamo credere che anche la nostra vita può trasformarsi dal di dentro se ci riconosciamo peccatori e bisognosi davanti a Dio, se ci lasciamo inondare dal suo misericordioso abbraccio, se crediamo in un Dio che ha a cuore la nostra felicità…ma la nostra felicità non sarà mai vera e piena senza di Lui. “ Dobbiamo trovare Dio precisamente nella nostra vita e nel bene che ci dà, trovarlo dentro la nostra felicità terrena” ( Bonhoeffer).