Le feste cristiane sono grazie che Dio ci dona attraverso la Chiesa e sottolineano gli aspetti fondamentali della nostra vita, per questo sono sempre attuali, ogni anno, infatti, abbiamo bisogno di celebrare l’Ascensione perché la nostra vita cambia, come certamente è cambiata in questi ultimi mesi, è dunque necessario ricevere luce sul momento che stiamo vivendo ed è necessario riflettere in modo concreto sulla realtà della nostra fede e sul nostro impegno di testimonianza! In questa Domenica dell’Ascensione, si rinnova la certezza nella quale facciamo memoria dell’ascesa di Gesù crocifisso e Risorto e che precede il grande dono dello Spirito Santo, voce del Padre, nella parte più intima e segreta del nostro cuore. La domenica dell’Ascensione ci racconta l’educazione che Dio ha nei confronti dei suoi discepoli e quindi anche di ciascuno di noi, un’educazione che passa attraverso una partenza, cioè, se fino a quell’istante i discepoli hanno potuto contare sulla presenza concreta, dell’uomo Gesù accanto a loro, sulla presenza reale dell’unico Maestro, che con la sua vita ha trasmesso un messaggio capace di guidarli verso l’eternità, la sua partenza, li prepara all’arrivo dello Spirito Santo, cioè alla stessa presenza di Dio, però, non di fianco a loro ma dentro di loro. I discepoli non avranno più un punto di appoggio accanto a loro nelle circostanze della vita, non troveranno un’aiuto di fianco in maniera orizzontale ma troveranno un’aiuto interiore, cioè una forza ed una compagnia che viene dal di dentro della loro umanità e non accanto alla loro umanità. Ecco perchè la festa dell’Ascensione non è banale perché la partenza di Gesù prepara l’arrivo di una presenza diversa, il Signore Gesù sta per tornare al Padre e garantisce che arriverà lo Spirito Santo che starà con loro, quindi con noi. Perché Gesù ci ama così, ci aiuta fino ad un certo punto e poi ci domanda di fare noi un passo in avanti cioè di diventare protagonisti, lo Spirito Santo ci aiuta a diventare protagonisti, con la sua presenza che non lede e non condiziona la nostra libertà, una forza che viene dentro ciascuno di noi e ci riveste di una potenza che, certo, viene dall’alto ma passa attraverso la nostra umanità.

Dio è un Padre felice di noi, contento di darci una dignità, Lui ci vuole bene e appena può affidarci un compito, una missione, lo fà, lasciandoci il nostro spazio. Come un papà buono, vero, autentico che è fiero quando suo figlio cresce ed inizia pian pian ad avere un’autonomia. “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli…” è questa la missione, è un compito che il Signore dà a tutti i battezzati e che tutti siamo chiamati a svolgere, per diffondere il messaggio del Vangelo sempre di più e in tutti gli ambienti di vita. Sentiamoci, quindi, investiti di questo compito e pensiamo qual’è lo stile migliore con il quale offrire la nostra vita per condividere le cose di Dio con tutti gli uomini e le donne che incontriamo tutti i giorni. Ci sarà chi cercherà di insegnare soprattutto con le parole, altri che lo faranno con le opere e altri, invece, semplicemente con una vita sobria e umile. In tutti ci sarà il profondo riconoscimento di essere figli di Dio chiamati a rendergli grazie per il dono della vita. Tutti, perciò, possiamo, per davvero essere missionari e veri evangelizzatori dando cuore e ragione ai gesti e alle parole che mettiamo al centro della nostra vita. Nel fare tutto questo, avremo, la consapevolezza di avere sempre accanto a noi Gesù, Via Verità e Vita. Egli ci ha promesso che sarà con noi “Tutti i giorni fino alla fine del mondo” e questo ci da forza, questo ci offre la sicurezza di cui abbiamo bisogno per essere suoi testimoni, questo, infine, ci permette di vivere la nostra stessa vita come un grande inno di lode e ringraziamento al Padre.

I catechisti